RIO PRAMAERA

RIO PRAMAERA

martedì 22 giugno 2010

UNA NUOVA ALBA

Località Pollu: IL RIPRISTINO DEL SITO (anno 2009)

Dopo l’alluvione del 28 Novembre sembrava impossibile ripristinare la zona, ma ancor di più spaventava l’idea di poter ricoprire tutta quella superficie in cui si era riversata l’acqua dei due fiumi e di cui non si era più prosciugata. Ora a distanza di mesi si comincia a vedere qualcosa e a riconoscere i luoghi in cui siamo stati . E così dopo che la Regione Sardegna ha trovato gli accordi per i vari lavori, sono state trovate tre imprese che si occupavano solo della zona del Rio Pramaera. Di cui una che si occupasse di finire di smantellare il letto in cemento a monte del fiume; una che si impegnasse a ripulire la parte a valle del rio Pramaera dalle bombole di gas che il Rio Girasole aveva trascinato con se nella sua corsa riversandosi buona parte ai piedi del Rio Pramaera ed infine l’ impresa di Arzana (Impresa Frida dell’impresario Monni), che si impegnava a ricoprire la fossa d’acqua di fronte al mare dov’era situato il container e a rifare l’argine. Così il 9 Marzo dopo aver delimitato tutta la zona con della rete di sicurezza sono cominciati i lavori di ripristino della zona loc. Pollu. Nei primi 2 mesi l’impresa, con l’aiuto di 7 camion capienti che andavano e venivano di continuo si è preoccupata innanzitutto di portare terra che potesse riempire completamente l’immane pozza d’acqua, e a rinforzare parte di una sponda del fiume con dei massi (foto sotto).
Una volta che la pozza è stata completamente prosciugata a fine Aprile ha cominciato a rifare i gabbioni dell’argine del fiume che il Rio Girasole aveva buona parte frantumato. Nelle foto 1-2 si possono vedere alcuni passaggi della loro realizzazione.
Dopo aver fatto la base dell’argine in pietra, hanno fatto un rialzo di terra di circa 3 metri per tutto il suo percorso, divenendo una lunghissima V rovesciata, dopo di che hanno ricoperto l’intero argine con dei grossi gabbioni in ferro zincato rivestito in plastica riempiti con dei massi, che venivano legati a loro volta con della rete dello stesso materiale dei gabbioni. Terminato di legare tutti i gabbioni dell’argine, ai primi di Giugno hanno cominciato a fare la rampa (di terra) per risalire su per l’argine e riscendere dalla parte opposta, la quale avrebbe rifatto l’accesso non solo al Campeggio Le Cernie, il quale si trova a fianco all’argine ma avrebbe collegato la zona di Pollu anche con gli altri campeggi vicini (foto 3).
Ultimati i gabbioni e ricoperto tutto l’argine di terra, si è provveduto a seminare l’erbetta in tutto il suo percorso; ed anche se è presto per vederne i risultati, sicuramente per la
prossima stagione estiva si potranno vedere i primi miglioramenti e il primo verde (alluvioni permettendo …).


PRIMAVERA 2009

Nonostante non sia un uccello del posto a distanza di 9 anni contro tutte le aspettative è tornato sul Rio Pramaera un esemplare di Cigno. Stabilitosi qui ormai da diversi mesi sembra essersi innamorato anch’esso del piccolo paradiso che circonda questo fiume sentendosi talmente tanto a suo agio da cominciare a fidarsi delle persone avvicinandosi sempre di più per prendere del cibo da loro offerto.


RICOMINCIARE... (Giugno 2009)

Chi ha sempre sostenuto che essere troppo testardo non porta da nessuna parte ha decisamente torto, e il concessionario del Rio Pramaera lo sa molto bene perché ha fatto della testardaggine un suo credo. Messo in ginocchio (per modo di dire) per la seconda volta dal destino sembra rinforzarsi ogni qualvolta che si rialza: la prima alluvione nell’ ormai lontano ‘93 gli aveva portato via tutto, casottino in legno ai piedi della spiaggia il quale era sorto intorno agli anni 60 quando era il nonno a pescare nel Rio Pramaera, attrezzatura da pesca … Poi quando nella primavera del ‘94 aveva posizionato un container che lui aveva adibito non solo per deposito attrezzatura ma anche come un alloggio, provvedendo a fornirlo di camera, bagno, cucina, sembrava che niente potesse spazzarlo via protetto anche dai tanti alberi decennali intorno a lui; e preso in affitto dalla Regione Sardegna il terreno adiacente ad esso aveva trasformato il posto in un vero e proprio paradiso. Ora a distanza di 15 anni (Nov 2008) un’ altra alluvione è riuscita a spazzare tutto (dove ne possiamo trovare la cronaca in alcune pagine del notiziario). Tutto sembrava perduto …
Ma la forza di volontà accompagnata anche da un po’ di incoscienza ha fatto sì che il concessionario potesse guardare avanti con ottimismo. E dopo aver deciso e acquistato con la sua famiglia una casamobile dove sicuramente sarebbero stati più comodi (visto che era composta da 5 persone) fece rialzare di un metro 1/2 parte del terreno in concessione (per evitare futuri allagamenti quando il mare si ingrossava) e la posizionò sopra.
Certo tante cose c’erano da fare, riallacciarsi con l’acqua, il gas, la luce, piantare nuove piantine, procurare un po’ di ombra ad un posto dove senza alberi era proprio una tristezza …, ma ormai abbiamo imparato (io compresa) che il tempo cura tutte le ferite, e se quello che dà ti toglie e anche vero che se tu dai, soprattutto alla natura prima o poi ti ri dà sempre; d’altronde la natura nulla distrugge ma tutto trasforma...

ESTATE 2009.

Con l’accesso chiuso alla spiaggia di Pollu ai non addetti a causa dei lavori urgenti di ripristino, per tutto l’inverno e la primavera, è sicuramente cresciuta la curiosità di tanti che cercavano di sbirciare dall’altra parte della rete (posta attorno a tutto il sito per motivi di sicurezza) per capire un po’ come sarebbe stata la nuova area di pollu (nella quale si trova un accesso molto importante che si affaccia a una delle spiagge più frequentate del paese). Chi pensava di vedere qualcosa di diverso rispetto agli anni scorsi è sicuramente rimasto deluso. Non tanto dall’assenza di vegetazione (per gli alberi ad es. ci vorrà un po’ più di tempo per poterli rivedere folti e maestosi, ed i pochi rimasti si stanno via via seccando, mancando di conseguenza l’ombra che dava riparo alle tante macchine dei vacanzieri locali e non), ma dalla mancanza di un vero e proprio parcheggio organizzato. Eppure il ripristino del sito, se sfruttato bene può essere un vantaggio per tutti. Dove prima gran parte del terreno ripristinato era occupato da piante e cespugli con pochissimo spazio per il parcheggio delle macchine, ora tutto lo spazio libero, che fa parte del Demanio, può essere sfruttato per poterci fare (in maniera intelligente) un bel parcheggio munito di luci e segnaletica dove troverebbe posto un numero molto più elevato di macchine.

DIARIO DI BORDO:

ESTATE 2009:
E con l’estate è anche arrivata la vera trasformazione della casamobile; la tettoia per ripararsi dal sole (anche se ancora da finire), il nuovo tavolo di granito (rigorosamente della stessa lunghezza dell’ altro), la pavimentazione, la ringhiera in legno, la massicciata in pietra che corre tutt'attorno alla casamobile. Per non parlare poi delle barche rimesse a nuovo che l'alluvione aveva fatto a pezzi; nuova attrezzatura da pesca ancora tutta da pagare. Il posto non sembra più lo stesso, con tanta tenacia e tanto sudore il pescatore è riuscito a risollevarsi con le sue sole forze, ora ci vorrebbe solo un po’ di aiuto da parte degli enti competenti che ancora non è arrivato.

AUTUNNO 2009

24.09.2009: L’Autunno è ormai arrivato e con lui le piogge che fanno più paura. Dopo un’estate calda è priva di nuvoloni d’acqua, un po’ si temeva il peggio … ma fortunatamente dopo un giorno e una notte di pioggia incessante il Rio Pramaera, verso le 5 del mattino ha straripato senza alcun danno; la collinetta su cui è posizionata la casamobile del pescatore Deiana non ha subito nessuno scossone e così alle altre attrezzature (la maggior parte messe al sicuro dallo stesso Deiana che ormai riesce quasi sempre a prevedere in anticipo le eventuali precipitazioni).
E’ mentre nella località Pollu si può tirare un sospiro di sollievo, non si può certo dire la stessa cosa nel resto della Sardegna, dove si è registrata in tutta l’isola un ritorno alle inondazioni che fanno più paura, soprattutto dove neanche un anno fa si sono registrate le più grandi alluvioni degli ultimi anni.

L'ULTIMA PIENA DEL RIO PRAMAERA (15 Gennaio 2010)

Dopo 2 giorni di pioggia incessante, è sceso il Rio Pramaera, andando a riempire (a valle) quell’area che nei mesi più caldi trovano riparo le tante macchine dei vacanzieri soliti ad occupare la spiaggia di Pollu; una vasta area che a vederla in questo momento, con tutta l’acqua scesa in questi giorni sembra quasi surreale, e vista dalla spiaggia (di quel poco che in questi momenti ne rimane) appare come una cartolina molto suggestiva...
La vista da sopra l’argine che contiene il Rio Pramaera lascia il fiato sospeso: al centro si intravede appena una collinetta circondata dall’acqua, dove sopra vi è LEI … la casamobile, la nuova dimora del Pescatore nonché concessionario del Rio Pramaera e della zona circostante Adriano Deiana che prevedendo l’ innalzamento del fiume durante le piene, l’ aveva fatta rialzare con della terra e rinforzare tutt'attorno con dei grossi massi.















domenica 20 giugno 2010

L'ALLUVIONE ( 28 Nov. 2008)

28 NOVEMBRE 2008: Quando la natura si ribella e dice basta!
Dopo un giorno intero di pioggia continua nella tarda sera del 27 Novembre si abbattè nell’intera Ogliastra una pioggia dall’ intensità indescrivibile, riversando intorno alle 2 del mattino del 28 Novembre tutte le acque cadute a monte nei due fiumi principali Rio Pramaera e Rio Girasole; Ma Adriano (Pescatore e concessionario del Rio Pramaera) preoccupato che i bertavelli posti lungo il corso del fiume potessero essere minacciati da una piena troppo grossa proveniente da monte, dopo aver fatto il solito giro d’ispezione a Pollu (che faceva ogni volta che pioveva in quel modo e dove vi era il container con tutta la sua attrezzatura) rincasò apparentemente tranquillo e quasi certo che al mattino successivo avrebbe ritrovato tutto come aveva appena lasciato. Nulla a Pollu faceva pensare il contrario. Ed ora si capisce perché …. Ad un paio di giorni di distanza dall’alluvione che ha investito l’intero paese si fanno i conti dei danni rendendosi conto che è quasi impossibile quantificarli su un qualcosa che non esiste più.
Uno scenario irreale: al posto del container che nel periodo estivo fungeva da seconda casa, dove nei periodi più caldi si son visti festeggiati battesimi, compleanni, pranzi e cene con amici e parenti; un posto che chiunque gli poteva invidiare per la tranquillità, la brezza marina, il fresco delle piante e i tanti rumori naturali che solo un posto come quello poteva regalare e dove a fare da padroni erano i tanti animali acquatici che vi abitavano.
Ora tutto ciò non c’e più lasciando lo spazio ad un'unica e immensa distesa d’acqua profonda 3 metri. Tutto è cambiato non si sa se in meglio o in peggio questo sicuramente si saprà in seguito, ma di tutto il lavoro (completato appena un anno fa) dove vi facevano parte il tubo, le paratoie, i vari canali che si inoltravano all’interno del Rio Pramaera, costato centinaia di migliaia di euro, le barche mezze distrutte ed alcune neanche mai ritrovate, reti, bertavelli, tutto spazzato via in un attimo, come non fosse mai esistito …
Non si può neanche dar la colpa al Rio Pramaera che per una volta ha fatto quasi da spettatore agli eventi naturali, senza esserne direttamente protagonista.
Nessuno poteva certo immaginare che nonostante un’intera giornata di pioggia (fenomeno non raro in questo periodo dell’anno) fosse proprio il fiume vicino (il Fiume Girasole) distante circa 1 Km 1\2 dal Rio Pramaera si potesse ingrossare a tal punto da non accontentarsi più del suo letto scavalcando il suo argine per tracimare nella parte più debole del paese, ma anche la più produttiva, dove i vari campeggi fanno da padroni di casa ormai da decenni; Tutto spazzato via … le tante abitazioni disseminate lungo la costa le quali si sono ritrovate immerse dall’ acqua; nel giro di un paio d’ore il tranquillo Rio Girasole si è ingrossato a tal punto che come una scheggia impazzita e poi andato a scontrarsi col Rio Pramaera investendo tutto ciò che incontrava, compreso il container che trovandosi nella sua traiettoria la fatto letteralmente a pezzi con tutto ciò che c’era dentro compresa l’intera attività.

IL RIO GIRASOLE: UN VICINO SCOMODO E INVADENTE
Essendo questo giornale dedicato quasi interamente al Rio Pramaera e a tutto cio’ che lo circonda ci sembra superfluo parlare ancora di esso per spiegare cio’ che e’ successo anche perche’ la causa principale dell’alluvione appena passata e’ da ricercarla, come abbiamo precedentemente gia’ detto, in un altro fiume distante circa 1 Km 1/2 da esso e cioe’ il Rio Girasole (o Rio Mirenu).
Ma per riuscire a capire cosa è realmente successo nella notte tra il 27 e il 28 Novembre bisogna ritornare indietro nel tempo di almeno una cinquantina d’anni e cercare di capire cosa non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Circa cinquant’anni fa quando hanno fatto gli argini del Rio Girasole si è fatto il letto del fiume largo circa 100 metri pensano che i 100 metri di letto più i 2 argini alti circa 3 metri potessero bastare a contenere le piene che nelle stagioni piovose avvenivano. E così è stato per circa 50 anni (cioè fino ad oggi). Ma l’uomo non ha messo in conto un particolare importantissimo: le stagioni nel corso degli anni sono cambiate e continuano a cambiare. Se allora quelle strutture, studiate per poter contenere una certa portata d’acqua potevano bastare, oggi piovendo sempre meno ma con un’intensità sempre maggiore, ci possiamo rendere conto che le strutture attuali non sono più idonee. A questo proposito ci piacerebbe che chi dovrebbe prendere delle decisioni per cambiare e migliorare queste opere si assuma al più presto tale responsabilità e prenda degli impegni seri con tutti i cittadini che hanno le loro attivita’ e le abitazioni nei pressi del Rio Girasole e che non siano costretti ad abbandonare tutto o peggio ancora a dover ricominciare da capo ogni qualvolta che si presenta qualche piena.

DOMANDE SENZA RISPOSTA
Ed ora a distanza di un paio di giorni dal disastro nessuno ancora riesce a capire cosa sia realmente accaduto e ci si chiede se tutto ciò poteva essere evitato, facendo mille supposizioni: “E se non fosse mai arrivata tanta acqua da monte?”, ”Se l’acqua della diga su a monte non l’avrebbero scaricata proprio in un momento in cui a valle già si riversava l’acqua della pioggia di una intera giornata?”, “Per quale motivo il Rio Girasole non ha proseguito la sua folle corsa in mare?”, “E’ davvero possibile che il mare in tempesta abbia fatto come da barriera al fiume in piena facendolo tornare indietro fino a tracimare nei punti più deboli del suo stesso letto?”, “E se il letto del fiume Girasole fosse stato più largo in modo da contenere meglio la piena improvvisa?”, ”E se gli argini del fiume stesso sarebbero stati più alti e più robusti?”, “E se i letti dei fiumi fossero stati più puliti e con meno detriti?”, “Davvero si è fatto tutto il possibile per evitare l’inevitabile?”, ”E se morivano delle persone?”, ”E se questo fosse stato un avviso della natura”?. Chissà se arriveranno mai le risposte alle tante domande che ci si chiede in questi giorni.

SCIACALLAGGIO
Ma la cosa che fa più paura, oltre all’orrore che si vede lungo le spiagge, per le case e i campeggi colpiti (intere attività messe in ginocchio) e rendersi conto delle persone che approfittano della situazione dando al via ad ogni forma di sciacallaggio. Gente che a discapito delle persone colpite non si tirano indietro per portarsi via qualsiasi cosa trovata qua e là che sia un pezzo di remo o un po' di legna trascinata via dalle correnti e poi abbandonata come relitti ai piedi dei bagnasciuga; non pensando che tutto ciò che vi si trova, distrutto o no che sia, aveva ed ha sicuramente un proprietario.

QUALCOSA DI POSITIVO
L’unica nota positiva forse in tutta questa desolazione e affacciarsi dal ponte di Lotzorai e scorgervi sotto non più un letto di lastroni di cemento bensì vedere finalmente il letto cementato completamente fatto a pezzi dalla furia del fiume che anche se ci vorrà del tempo per riportarlo alla sua bellezza originale, solo il fatto che l’opera di smantellamento è finalmente iniziata (grazie all’intervento della natura) rende il tutto più possibile; scoprire poi che lo stesso fiume si è rimpossessato del suo vecchio percorso (dovuto deviare per permettere la più facile cementificazione senza le varie curve che aveva in origine) il quale per anni è stato dimenticato dall’ attenzione della Regione Sardegna e quindi oggetto di abusivismo da parte di privati con terreni adiacenti, ricoprendolo quasi completamente di terra, detriti e tanto altro non fa altro che avvalorare la tesi di chi dice che anche se momentaneamente un fiume si dovesse ritirare dal suo letto per improvvise e non volute deviazioni esso prima o poi ritornerà sempre a scorrere nel suo vecchio percorso, se pur a discapito di tanti che approfittando della situazione vogliono fare da padroni in casa d’altri (in questo caso del fiume stesso)deviato solo per fare un opera che a detta di molti per tanti danni causati in questi anni era da smantellare tanto tempo fa..



Dall’Unione Sarda dopo l’alluvione (del 28 Novembre 2008)
Pareri contrastanti

-"Alluvione, ora è caccia ai colpevoli"

-I sindaci:” Nessuna manutenzione sugli alvei dei fiumi”

Mentre imperversava su tutta l’isola il maltempo, nell’Ogliastra già si temeva il peggio. Ma nonostante fossero tutti più o meno preparati all’imminente maltempo nessuno poteva immaginare cosa stava per investirci.
Campidano, Oristanese … da per tutto si contavano i danni, fino a che è toccato anche a noi ogliastrini scontrarsi con questa amara realtà; per poi finire, come da copione a polemiche ed accuse reciproche.
In un articolo di ‘Nino Melis’ dell’Unione Sarda del 3 Dicembre i due sindaci dei due fiumi sotto accusa (di Girasole e Lotzorai) puntano il dito contro il Consorzio di Bonifica (che il sindaco di Girasole accusa di non aver effettuato la pulizia degli alvei) e l’ufficio tutela del paesaggio (che il sindaco di Lotzorai accusa di aver ostacolato il progetto, finanziato dalla regione con 3 milioni di euro per la rimozione del cemento dall’ alveo del Rio Pramaera).
Di seguito uno stralcio dell’articolo:
“Per oltre mezzo secolo le dighe in terra battuta a protezione dei fiumi Girasole e Pramaera hanno contrastato con successo gli eventi meteorologici più gravi. Fino a venerdì scorso, quando hanno ceduto. Per due motivi: l’eccezionalità delle precipitazioni e l’incuria degli uomini.
Su un fatto concordano tutti: la distruzione dei tre campeggi e di numerose aziende agricole nella piana di Donigala è stata causata all’esondazione dei due fiumi bloccati alla foce dal mare in burrasca, hanno generato effetti apocalittici.
Resta comunque singolare il fatto che la diga in terra sul Rio Girasole abbia ceduto là dove l’uomo ha operato interventi arbitrari.
Si parla di una pista realizzata da un escavatore per liberare un mezzo meccanico bloccato dal fango. A ridosso del ponte sulla statale 125 sono però evidenti le tracce del fiume esondato in corrispondenza di un’altra pista, realizzata per facilitare l’accesso dei mezzi meccanici. Pe ampi tratti le pietre di rivestimento della diga costruita negli anni ‘50 per la bonifica della piana di Donigala sono state saccheggiate da ignoti vandali. Nessuno ha vigilato, nessuno è responsabile. ‘Ricordo - commenta Alferio Murgia, fondatore di Legambiente in Ogliastra - che i responsabili della Bonifica tenevano puliti gli alvei dei fiumi e i canali, non esitavano a portare in tribunale i trasgressori. Sulla diga avevano perfino vietato il pascolo per non indebolire la resistenza della diga in terra battuta’.
Con l’obbiettivo di strappare le terre più fertili alla palude, era stato realizzato anche un sistema di canali interni a protezione delle due dighe, collegati tra loro da un terzo canale parallelo alla spiaggia, a poche centinaia di metri dal mare. Quel canale è stato interrato un poco alla volta e di esso sono visibili ad oggi solo deboli tracce. L’assessore Cannoni ha garantito che le dighe e le opere di protezione dei fiumi saranno ripristinate. I sindaci vogliono però sapere quale ruolo dovrà svolgere il Consorzio di Bonifica Ogliastra per la manutenzione delle opere.”
Abbiamo voluto riassumere uno dei tanti articoli usciti in questi giorni perché a nostro avviso è uno di quelli che più di tutti riassume brevemente le dinamiche più importanti riguardanti il Rio Pramaera e il Rio Girasole di qust’alluvione.
CRONACHE DOPO L' ALLUVIONE
Dopo appena una settimana dall’alluvione che ha messo in ginocchio gran parte dell’Ogliastra, non ci si sorprende nel vedere come i più importanti quotidiani sardi hanno dato ampio spazio al fenomeno, con articoli a tutta pagina che lasciano di sicuro tanti lettori increduli ed inorriditi: A Siniscola ”Intere greggi spazzate via dalla furia dell’acqua”; “Alluvione, la Regione conta i danni”; “Triei, sei ponti spazzati via dalla pioggia”; A Lotzorai “Settanta roulottes in acqua”; “Alluvione, ora è caccia ai colpevoli”. Ma questi sono sicuramente una parte degli articoli pubblicati sui giornali locali per non parlare dei tanti servizi che i TG delle più importanti emittenti sarde hanno dato in questi giorni. Hanno parlato di privati che si son ritrovati l’acqua alle ginocchia, dei 3 campeggi di Lotzorai che essendo stati nella traiettoria del Rio Girasole al momento della fuoriuscita dal suo argine sono stati maggiormente colpiti; ingenti danni di sicuro a tal punto da pensare che per molti di loro la prossima apertura della stagione estiva si preannuncia molto difficoltosa.
Basta farsi un giro all’interno dei campeggi per capirne il motivo: Profondi solchi che fanno capire in modo chiaro e preciso la violenta e improvvisa invasione del Rio Girasole, Roulottes e Casemobili accatastate l’una con l’altra e mezze distrutte, strutture ricettive gravemente danneggiate… Eppure tutte hanno qualcosa in comune. Se pur i danni che hanno subito sono difficili da quantificare almeno CI SONO. Sono ancora là. Danneggiate, malconce ma pressoché recuperabili ….












STORIA DI UN PICCOLO IMPRENDITORE
Non si può dire certo la stessa cosa dell’attività del pescatore Adriano che nonostante da decenni lui (e prima di lui suo nonno) ha la concessione del Rio Pramaera e tutta la sua attività di pesca era situata intorno ad esso, dopo l’alluvione del 28 Novembre è stato cancellato, come se l’attività non fosse mai esistita: al suo posto una voragine d’acqua indescrivibile profonda un paio di metri;

La paratoia (che faceva parte dell’ultimo progetto finito appena un anno fa) che collegava il mare con il Rio Pramaera completamente ricoperta di sabbia, e insieme ad essa gran parte del tubo.


Basta farsi un giro prima dello sbocco a mare del Rio Pramaera per accorgersi dei detriti, bombole di gas, frigoriferi, e altro ancora per capire la devastazione che ha subito il fiume e l’urgente ripristino di cui avrebbe bisogno. Eppure sui giornali, o i TG non un cenno su di lui, sulla sua professione, sul lavoro fatto in questi anni per migliorare e valorizzare il Rio Pramaera e i terreni adiacenti che fanno parte anch’ essi della concessione.
Uno che ha sempre pagato le tasse anche quando queste superavano nettamente i guadagni e che non faceva nulla senza i pareri e le approvazioni di tutti gli Enti competenti.






sabato 19 giugno 2010

I LAVORI NEL RIO PRAMAERA

PRIMAVERA (2007)
Dopo la lettera anonima dell’Agosto del 2003 il signor Deiana non perdendosi d’animo e sapendo di essere dalla parte della ragione è andato avanti per la sua strada con le sue certezze e convinzioni.
Per poter lavorare con più tranquillità, nel 2004 ha chiesto ed ottenuto in concessione i terreni adiacenti al tratto di fiume soprannominato S’Arcai dove avrebbe dovuto fare parte dei lavori del progetto in esame alla Regione.
Il concessionario non perse tempo e rimboccandosi le maniche cominciò a trapiantare piantine tipiche del posto affinché il terreno divenisse più forte ma anche più bello da vedere. E dopo un primo sopraluogo da parte della Regione, a distanza di un paio di mesi ottenne l’autorizzazione nel febbraio del 2005 per iniziare i lavori.

Inizialmente nel Giugno del 2005 si pensò di collegare con l’aiuto di un escavatore il corso principale del Rio Pramaera con uno dei bracci adiacenti del fiume stesso soprannominato S’ARCAI PITTICA. Fatto il canale la vera preoccupazione del Concessionario era trovare un’ Impresa capace di svolgere un progetto tanto imponente.
Dopo varie peripezie in cerca dell’Impresa giusta, nell’estate del 2005 iniziano finalmente i lavori con l’Impresa FLORIS, composta da due fratelli molto giovani ma altrettanto abili con i mezzi pesanti capeggiati dal padre. L’impresa rivelatasi inizialmente molto seria, cominciarono i lavori nell’ Ottobre del 2005, un lavoro che a detta dell’ impresa doveva essere fatto nel giro di un mese o poco più (Fatto e dimenticato), ma che tra vari tira e molla tra l’impresario e il concessionario, liti familiari dell’impresario con i figli, incomprensioni, scuse e maldicenze, i lavori si sono protratti più del previsto, con il concessionario che (fortunata-mente testardo di natura) non voleva mollare, rinnovando ogni volta la fiducia nei loro confronti; e nonostante l’intesa che avevano avuto inizialmente sembrava spezzarsi ogni qualvolta s’incontravano preferiva dargli sempre una nuova possibilità.
Sarebbe stato molto più semplice mollare tutto, a rischio anche di perderci quel poco che aveva così faticosamente conquistato; cercarsi un’altra Impresa un po’ più seria e capace di dare più certezze possibili e perché nò più ottimista, e invece nò …. la tentazione era forte ma aveva cominciato con loro e si era promesso che avrebbe fatto il possibile per trovare un accordo che andasse bene ad entrambi.
Finalmente nel Luglio del 2006, un anno dopo il concessionario vede realizzato parte del progetto: due sponde in cemento per posizionare una paratoia in acciaio che aveva lo scopo di migliorare la circolazione delle acque interne.
Ma la strada era ancora lunga per il concessionario e quello che per lui poteva diventare un sogno cullato da anni e finalmente vederlo realizzato si trasformò in un autentica odissea. A fine estate l’impresario non ancora convinto del tutto del futuro guadagno del lavoro svolto e ancora da terminare, con un’ennesima discussione minaccia seriamente di far saltare (per modo di dire) non solo il lavoro ma anche i nervi del concessionario. E solo allora il Signor Deiana si decide a far firmare il contratto all’impresario con l’ultimatum che entro il 21 dicembre del 2006 i lavori sarebbero dovuti essere finiti e in caso di ritardo ci sarebbe stata, da parte dell’impresa la penale da pagare.
Dopo di allora sono passati mesi, dove il signor Deiana non solo incontrava un muro di silenzio ma la consapevolezza che ormai era costretto a far terminare il lavoro a loro, visto che una buona parte del finanziamento l’avevano già percepita e nessun’altra impresa si sarebbe fatta avanti per terminare i lavori.
Finalmente a Gennaio del 2007 L’impresa Floris comincia a montare il tubo a forma di mezza luna lungo 60 metri con larghezza di metri 2.40 e altezza di metri 1.80, che posizionato all’imbocco a mare del Rio Pramaera, con un’apposita griglia antiuomo posta a mare e una paratoia posizionata a monte del tubo azionata manualmente dallo stesso concessionario a seconda della necessità permetterà al Rio Pramaera un ricambio d’acqua costante e la risalita più semplice di tante specie di pesci.
Non ancora convinto del tutto a fine Gennaio 2007 minacciava di ritirarsi, preferendo dedicare più tempo ed energia ad altri lavori con guadagni più immediati e sicuri e solo dopo due mesi di riflessioni e tira e molla si decise ad occuparsi seriamente di questo progetto cominciando a portare le pietre che sarebbero servite per fare la scogliera dove poter posizionare il tubo in modo da proteggerlo dalle correnti e probabili mareggiate future.
Bisognava aspettare il giorno del suo 43 esimo compleanno per veder finalmente realizzato un sogno; un sogno che lo ha accompagnato per anni senza mai abbandonarlo, divenendo a volte troppo sfumato, altre volte più chiaro. Ebbene sì la presa in opera del tubo è stata realizzata il 24.04.2007. Un lavoro che alla fine è durato pochi giorni.













Un Fulmine a ciel sereno (6 Maggio 2010).
Dopo varie denunce contro confinanti al fiume per gli abusivismi (nonché interramenti) ai danni del Rio Pramaera le quali non si sa il motivo sono andate perdute quasi dimenticate; dopo che il Rio Pramaera stava diventando una discarica abusiva e l’unico che ha avuto il coraggio di ripulirlo è stato il concessionario trasformando il posto in un paradiso; dopo una causa vinta dal pescatore durata quasi 10 anni contro il comune che scaricava le acque delle fogne del paese dentro il Rio Pramaera senza depurarle andando così a inquinare le acque del fiume; dopo tutto c’è ancora qualcuno che tenta in tutti modi di screditarlo o…rovinarlo, quasi avessero una qualche forma di paura davanti ad una persona che ha sempre fatto tutto alla luce del sole.
Dopo anni di peripezie, tra autorizzazioni e problematiche varie il 24.04.2007 la Società San Salvatore (con un finanziamento della Comunità Europea) ha potuto finalmente veder realizzato qualcosa di concreto con il quale si poteva sperare in un miglioramento non solo lavorativo ma anche ambientale; questo con la realizzazione e la posa in opera di un tubo posto nella foce del Rio Pramaera per poter assicurare al fiume un ricambio costante dell’acqua soprattutto nel periodo estivo, per evitare la moria di pesci. A distanza di 3 anni un articolo di giornale di un noto ambientalista, non che Presidente di una importante associazione “Amici della terra” a difesa di tante irregolarità a danno dell’ambiente, ha quasi dell’incredibile.
Ancora una volta si preferisce calpestare un normale cittadino che ha la sola colpa di amare troppo il suo lavoro di pescatore e di volerlo difendere così come l’ambiente circostante, prendendosi la briga di chiedere mille autorizzazioni per qualsiasi cosa debba fare… che sia la posa in opera di un tubo o il trapianto di una piantina, piuttosto che calpestare i piedi a
persone che non solo fanno dell’irregolarità e dell’abusivismo un loro credo, ma continuano a pensare che basta che chiunque dica una qualsiasi cosa per potergli credere senza neanche appurare se la fonte è attendibile o meno.
La cosa certa è che tutto questo finirà come una bolla di sapone, la cosa tragica è appurare come ancora una volta non ci vuole niente per diffamare una persona onesta….


Smentita (7 Maggio 2010)
Erano circa le 7.30 del mattino quando la notizia è arrivata in casa, una notizia che aveva dell’incredibile. E dopo un giorno intero a cercare di capire la vera fonte che ha permesso di diffamare gratuitamente il concessionario del Rio Pramaera grazie ad un articolo di giornale, il telefono è quasi impazzito. La notizia in un batter d’occhio è rimbalzata da una parte all’altra come una scheggia impazzita. La cosa buffa è che molti chiedevano proprio al concessionario cosa era successo, lui che d’era allo scuro di tutto, altri che chiedevano giustizia da parte sua.
E messosi in contatto con il Presidente dell’associazione “Amici della terra” che ha scritto l’articolo, gli ha esposto le sue ragioni con la promessa di potersi incontrare di persona per portarlo a conoscenza personalmente del posto e delle sue giuste motivazioni. Non si è fatta attendere anche la risposta del Sindaco di Lotzorai che a difesa del concessionario del Rio Pramaera ha fatto pubblicare il giorno seguente un articolo di smentita sul quotidiano.
Ci si aspetta ora le scuse anche da parte dell’associazione “Amici della terra”, con la speranza che d’ora in poi prima di scrivere un articolo accertino la sua veridicità.
Di seguito l’articolo di smentita.



A tu per tu con l’ignoranza

Apprendendo con non poco stupore che su internet sul sito del Comune di Lotzorai “ l’associazione amici della terra” aveva inserito l’articolo incriminato del 6 Maggio, abbiamo voluto soffermarci proprio su quelle pagine del web che hanno fatto tanto discutere (Gruppo d'Intervento Giuridico 0.n.l.u.s.). Inserendo di dovere la risposta del concessionario del fiume, che sentendosi giustamente toccato da tutta la situazione ha voluto intervenire a risposta di coloro che hanno avuto il coraggio di commentare l’articolo di “Deliberi”, nonostante alcuni siano stati peccati di codardia per essersi firmati genericamente “Cittadino Lotzoraese”.




IL PROCESSO

(PRIMAVERA 2003)


Dopo anni di lotte e di compromessi con un comune apparentemente indifferente ad un problema importante ed urgente come il buon funzionamento del depuratore del suo paese, dopo stagioni sprecate a dar retta solo a coloro che non hanno saputo amministrare bene il proprio paese, e dopo l’inevitabile denuncia da parte del concessionario del fiume per un diritto troppo a lungo negato, il concessionario del fiume è ora in attesa di un giusto processo. Dopo vari rinvii si potrà finalmente aprire la causa (in data ancora da definire) che vedrà il concessionario del fiume impegnato a difendere non solo il suo lavoro di pescatore fatto di rinunce e sacrifici, (accompagnati a tante soddisfazioni), ma anche alla difesa di un habitat, definito da molti esperti un vero e proprio "Parco Fluviale”, costretto ogni giorno a fare i conti con la tecnologia moderna (come può essere un depuratore) che non sempre funziona come dovrebbe; contro un comune che ad ogni difficoltà, invece di cercare di affrontarle riparando ai propri errori non esita a calpestare colui che della verità e della giustizia ha sempre fatto un suo credo.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso tra il concessionario del fiume e il comune non è stato lo scarico senza depurazione dei liquami nel fiume bensì quando sono cominciati i lavori della ri-parazione del depuratore, e di conseguenza i fanghi presenti in esso, che invece che essere portati nelle apposite discariche sono state svuotate all’interno del fiume, facendo sì che lo stato sempre
più instabile dell’habitat acquatico del Rio Pramaera andasse incontro ad una ennesima ed inevitabile moria di pesci.
L’indifferenza del comune ha costretto il concessionario del fiume nonché tutore di esso a prendere dei seri provvedimenti.
Purtroppo il giorno dell’udienza definitiva è ancora lontana, ma la speranza è che prima o poi qualcuno si trovi finalmente faccia a faccia con i propri errori e pregiudizi e ammetta i torti fatti riparando senza troppe polemiche.

LETTERA ANONIMA (Ann0 2003)

Nonostante sia in corso una causa contro il comune, senza parlare della relazione del proff. dell’università di Sassari, dove attesta nero su bianco il vero responsabile dell’inquinamento del Rio Pramaera, c’è sempre qualcuno che non soddisfatto che la ragione non sia dove vorrebbe lui, continua inutilmente a sputare veleno contro il concessionario del fiume che incurante delle sue minacce tutto ciò che può fare e riderci sopra …





Questo perché a inizio della stagione estiva del 2003 il signor Deiana Adriano si trova per caso tra le mani una lettera anonima indirizzata stavolta, non a lui ma bensì ad alcuni enti compreso lo stesso comune, con lo scopo di mettere in cattiva luce lo stesso Deiana, ma che come si leggerà nella lettera in questione, l’ unica persona a uscirne male sarà solo il suo autore.
Il Signor Deiana nell’ estate del 2003 vista l’ indifferenza dell’ amministrazione comunale per risolvere il solito problema del mal funzionamento del depuratore, e con tutte le carte in regola per compiere le consuete mansioni di apertura giornaliera della foce andò avanti per la propria strada incurante delle solite dicerie di paese e non.




IL COLLETTORE FOGNARIO

Nel nostro paese (Lotzorai), come tanti paesi costieri, il problema principale che si presenta puntualmente nel periodo estivo è riuscire a smaltire le acque degli scarichi fognari che accumulandosi e intasandosi a causa dell’aumento improvviso e non sottovalutabile della popolazione, può succedere che un semplice depuratore nato per un piccolo paese, vada in tilt all’arrivo dei turisti. Ed è molto più grave, quando dal depuratore andato in tilt fuoriescono liquami di ogni genere che attraversando un canale a cielo aperto vanno a finire direttamente nel fiume, per poi giungere in mare con relative conseguenze.
Ma a seguito delle diverse denunce (periodo dal 2001 al 2004) effettuate dalla società che gestisce la pesca nel Rio Pramaera, e alle pressioni in Regine da parte del comune di Baunei (con frazione S.M.Navarrese) -(( Una piccola parentesi è doverosa aprirla per spiegare brevemente la posizione geografica del comune di Baunei che pur essendo un paese di montagna a circa 15 Km dal mare ha come frazione S.M. Navarrese che pur non essendo tanto grande nel periodo invernale, in estate vanta un cospicuo numero di vacanzieri essendo questo situato lungo la costa ai piedi della montagna di Baunei ))-.
S.M.Navarrese, da anni senza depuratore pressava anch’esso affinché mettessero in opera questo collettore; ed è così che il comune di Lotzorai ha dovuto riprendere in mano un progetto vecchio di 20 anni, che comprendeva un collettore fognario che da S.M. Navarrese arrivasse al depuratore industriale di Tortolì-Arbatax.
Un “Collettore Fognario” non è altro che un canale che può essere coperto o scoperto, destinato a ricevere le acque di scarico e delle fognature, di bonifica o di drenaggio. Può essere di diametro di pochi cm a qualche metro per i canali di fognatura sino ad arrivare anche ad una decina di metri di larghezza per canali scoperti da bonifica. E può essere di vari materiali (ghisa, cemento, gres o semplicemente terreno).
Ma a Lotzorai il problema principale sembrava quello di dover collocare il Collettore Fognario in una zona dove non poteva creare disagi e malumori alla popolazione, ed invece di far fare un percorso dritto (toccando di conseguenza vari terreni privati) per evitare inutile spreco idraulico e di denaro, si preferì accontentare i suddetti proprietari e farlo passare su stradine secondarie con un percorso decisamente più lungo.
E solo nel Gennaio del 2006 Lotzorai riuscì (dopo vari ripensamenti) finalmente a collegarsi al depuratore di Tortolì-Arbatax evitando di inquinare soprattutto nel periodo estivo il Rio Pramaera ed il Litorale.





Aprile 2009: La Sentenza
Son passati quasi nove anni da quell’estate in cui è cominciato il tira e molla tra il concessionario del Rio Pramaera e il Comune di Lotzorai: è cominciato tutto un pomeriggio di metà estate, un estate calda e afosa che solo un pazzo avrebbe potuto mettersi a lavorare sotto quel sole cocente; un pazzo o un fanatico e parsimonioso del suo lavoro, che come ogni giorno si era recato ad aprire con una semplice pala la foce del fiume per far ossigenare l’acqua che altrimenti avrebbe fatto morire tantissimi pesci. Non sospettando minimamente che quel pomeriggio sarebbe stato diverso sollevando le ire dei turisti che incuranti delle sue motivazioni erano desiderosi solo di un mare pulito, senza alghe ne qualsiasi cosa potesse rovinare quel pomeriggio. Battibecchi, dispettini , per poi arrivare a minacce e denunce. E tutto ciò che poteva fare il concessionario era cercare di spiegare le sue motivazioni, il perché dell’apertura della foce proprio in quell’orario della giornata, cercare di fargli capire che lo sporco non arrivava direttamente dal fiume bensì da più a monte e cioè dal depuratore del paese che in quel periodo era praticamente andato in tilt molto probabilmente per l’improvvisa crescita della popolazione a causa del turismo, e che collegato con un canale al rio Pramaera riversava su di esso i vari liquami. A quel punto appurato con le varie competenze che la foce bisognava aprirla ogni giorno per garantire l’ossigenazione dell’acqua, si era trovato un’ accordo con il comune per aprire la foce in ore prestabilite in modo da garantire al turista la sua estate; con la promessa che il comune avrebbe avrebbe fatto di tutto per riparare il depuratore e andare incontro al concessionario.
Promesse da marinaio mai mantenute che si sono protratte per mesi, fino a che sentitosi preso in giro dal Sindaco del suo stesso comune che dovrebbe sempre tutelare ed aiutare i suoi cittadini si è visto costretto a denunciarlo. Dopo quasi 9 anni di attese e di speranze, in cui c’erano mesi dove il pescato era irrisorio a causa della forte moria degli avvannoti e dei pesci più adulti avvenuta in quegli anni dove tutti facevano a gara a voler dire la loro, per lo più per andare addosso al concessionario, definendolo un’ illuso e altro ancora solo per aver avuto il coraggio di essersi schierato contro il proprio comune a discapito del suo stesso lavoro, perdendoci qualche volta il cliente, ma mai la faccia; convinto di far sempre la cosa giusta per lui e per salvaguardare non solo il suo lavoro ma anche tutto ciò che lo riguardava, infischiandosene di tutto e di tutti, dopo varie udienze e dibattimenti si è concluso finalmente il processo contro il comune, con la vittoria piena ed assoluta del pescatore. Ora è il comune a dover pagare, o per lo più dovrebbe essere il sindaco che guidava il paese in quell’anno che dovrebbe farsi carico di questa sua sconfitta, il quale dando ascolto solo a se stesso per il semplice fatto che aveva un po’ di gradi in più di un semplice pescatore, ha preso la decisione più sbagliata, che chiunque avrebbe potuto prendere; dimostrando che a volte non serve chissà quale studio e istruzione per rispettare l’ambiente e tutto ciò che lo circonda. Purtroppo non sarà lui a pagare, ma certamente e inconsapevolmente dalle tasse di tutti i cittadini del paese, quello stesso paese che prima gli è andato contro, che l’ha deriso e che forse solo alla fine un po’ l’ha capito. P.S.: e a distanza di quasi 9 anni da quella calda estate il pescatore Deiana Adriano, nonché concessionario del Rio Pramaera, nel Febbraio 2010 è stato risarcito.





NOZIONI DI DIRITTO...SULLA PESCA


Tutela delle acque: La legge 10 maggio 1976, n. 319, regola in modo organico la materia della tutela delle acque. Tale legge impone la disciplina degli scarichi di qualsiasi tipo, pubblici e privati, diretti e indiretti, in tutte le acque superficiali e sotterranee, interne e marine, pubbliche e private, nonché nelle fognature, nel suolo e nel sottosuolo. La legge fissa, inoltre, i criteri generali per l’utilizzazione e lo scarico delle acque, la redazione di un piano generale di risanamento delle acque (sulla base di piani regionali) e una serie di controlli, secondo competenze suddivise tra stato, regioni, province e comuni. In sostanza è prevista una fase (durata 2 anni) di rilevamento dei dati oggettivi e una successiva fase (durata 3 anni) di programmazione degli interventi e un conseguente adeguamento progressivo degli scarichi ai diversi gradi di accettabilità indicati da apposite tabelle. Nel caso di scarico abusivo (cioè di scarico con grado di nocività superiore a quello consentito o senza autorizzazione), sono previste sanzioni penali (contravvenzioni)anche a solo titolo di colpa, con ammende piuttosto elevate. E’ stabilito, anche, che la sospensione condizionale della pena può essere subordinata all’esecuzione degli impianti necessari per riportare lo scarico nei limiti di accettabilità.



Leggi sulla pesca: La legge sulla pesca contenuta nel R.D. 8 ottobre 1931, n. 1064, sulle infrazioni dice che la pesca nelle acque interne di proprietà privata o soggette a diritti esclusivi è punita, quando avvenga senza il consenso del proprietario o del titolare dei relativi diritti, con ammende variabili. La pesca con esplosivi, con corrente elettrica o con sostanze atte a stordire o a uccidere la fauna ittica è punita con l’arresto da 10 giorni a 6 mesi o con ammende variabili. Per la pesca senza licenza sono previste sanzioni amministrative variabili. Nell’ipotesi in cui, pur avendo conseguito la relativa autorizzazione, il pescatore non l’abbia por tata con sé, le sanzioni diminuirebbero.


Beni Demaniali: I beni pubblici, cioè appartenenti allo stato, alle regioni, alle province e ai comuni sono detti beni demaniali. Demanio necessario: E’ composto da quei beni che possono essere solamente demaniali e che, quindi, sono tutti una proprietà dello stato. Si distinguono un demanio idrico (fiumi, laghi, torrenti e altre acque pubbliche), un demanio marittimo (mare territoriale e lido marino) e un demanio militare ( tutte le opere destinate alla difesa nazionale). Demanio accidentale: comprende, invece, quei beni che sono demaniali solamente se sono proprietà dello stato, delle regioni, delle province o dei comuni. Esso si divide in demanio stradale, ferroviario, aeronautico, artistico. Fanno parte del demanio accidentale anche gli acquedotti e i cimiteri. I beni demaniali sono regolati da norme particolari, dettati appunto dalla considerazione che si tratta di beni destinati a fini pubblici: sono inalienabili, non possono formare oggetto di possesso, non possono essere acquistati per usucapione, e sono tutelati non solo con le azioni a difesa delle proprietà, ma anche in via amministrativa, mediante atti di polizia demaniale.


SNC: La società in nome collettivo è normalmente composta da poche persone, che collaborano in una certa misura al conseguimento dello scopo comune e sono tutte animate da reciproca fiducia. Questo tipo di società, se offre i vantaggi di un’agevole gestione da parte di tutti i soci, ha però lo svantaggio della personale responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni sociali, per cui le sfortune della società coinvolgono tutti i soci, i quali sono anch’essi dichiarati falliti, se viene dichiarata fallita la società. Il legislatore, tra l’altro ha stabilito che nessun socio può trasferire a terzi la propria quota sociale senza il consenso degli altri soci (o della maggioranza). Altrettanto comprensibile è il divieto, posto a ciascun socio, di esercitare per conto proprio o altrui un’ attività concorrente a quella della società. Il legislatore ha stabilito una serie di norme che hanno lo scopo di non far dipendere le sorti della società dalle vicende personali dei soci. Poiché nella maggior parte dei casi le società collettive sono di modeste dimensioni, di solito il potere di amministrare e di rappresentare la società è conferito a un solo socio indicato nel contratto sociale.


Il piccolo imprenditore: L’art. 2083 del cod. civ. definisce così il piccolo imprenditore:” Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”.
Le imbarcazioni da diporto: Le imbarcazioni da diporto devono essere iscritte su appositi registri, tenuti dalle capitanerie di porto, dagli uffici circondariali marittimi, dalle delegazioni di spiaggia e dagli uffici della motorizzazione civile. Per ottenere l’iscrizione, occorre presentare all’ufficio competente: a) il titolo di proprietà dello scafo in originale o in copia autentica; b)il certificato di stazza. Oltre all’iscrizione della barca nei registri, occorre ottenere l’abilitazione alla navigazione, attestata da un’apposita licenza. La quale può variare a seconda delle caratteristiche e le possibilità dello scafo.





giovedì 17 giugno 2010

Aspirazioni e Progetti

Poco pescoso non è mai stato il Rio Pramaera ma trascurato e trasformato in discarica abusiva lo è stato per tanti troppi anni;
abbandonato a se stesso, senza curarsi di evitarle nemmeno il solo peso dei rifiuti, non è mai stata una grande attrattiva, almeno per il turista alle volte troppo esigente per accontentarsi delle piccole cose che lo circondano.
A distanza di un paio d’anni da quando cioè si è voluto impegnare lo stesso concessionario del fiume (nonostante la cura delle sponde e del sottobosco non facessero parte del suo lavoro, e sapendo da subito che avrebbe dovuto trascurare il suo mestiere di pescatore) trasformandolo in un piccolo paradiso dove il turista non passa più per quella strada solo perché si trova di passaggio o a comprare un kg di pesce, ma si ferma estasiata di fronte a tanta pace e tanta bellezza, dove tutto intorno a lui sembra vivere. Oggi, ci si può passeggiare, ci si può sedere di fronte al fiume negli appositi sgabelli o addirittura fermarsi a mangiare nei tavoli collocati lungo tutto il sottobosco; ci si può praticare pesca sportiva per prendere qualche trota e passare un pomeriggio diverso noleggiando una barca a remi per visitare da vicino i tanti uccelli acquatici che vi abitano. E tutto ciò a dispetto di chi per anni ha ostacolato questo ragazzo fortunatamente molto testardo e tenace.
Il clima nei dintorni è mutevole, come tutto ciò che vive; le stagioni più calde qualche volta portano siccità e afa; come le stagioni che dovrebbero essere piovose e fredde si tramutano in primavere con qualche accenno di temporale.












C’è un progetto che potrebbe di gran lunga migliorare l’aspetto e la qualità del fiume stesso: come molti sapranno il Rio Pramaera non è costituito solo del tratto che si intravede dalla strada, ma al suo interno (come abbiamo già detto in un altro articolo) ci sono 2 diramazioni che vengono alimentate anch’esse con l’acqua che arriva da monte durante le piene e naturalmente come tutti i fiumi che si rispettino dalla sua foce.
Avendo però stagioni fredde poco piovose, nella stagione calda ci si ritrova con una quantità minima di acqua, e di conseguenza a causa delle continue mareggiate in cui la foce si chiude uno scarso ricambio idrico anche col mare.
Lo scopo del progetto, presentato da un paio d’anni ed ancora in fase di accertamenti forzati (di chi vorrebbe che non si facesse), avrebbe lo scopo di un ricambio d’acqua costante (presa a mare) per tutte le parti del fiume e questo grazie ad un tubo largo 2 metri situato alla foce con lo scopo di mantenerla sempre aperta evitando i soliti ristagni ed eventuali morie di pesci, favorire la risalita delle specie ittiche, regolarizzare la salinità e l’ossigenazione.
Il tubo per la presa a mare verrà completamente interrato con la sabbia e protetto nella propagine esposta alle correnti marine con un rivestimento in pietrame naturale (scogliera).
E con un canale di collegamento(presa dal fiume) tra il Pramaera e l’area lagunare alimentare più facilmente le due diramazioni, in dialetto sardo chiamate anche “s’arcai manna” e “s’arcai pittica”, con l’acqua che arriva direttamente da monte per controllarne la salinità delle acque dell’area lagunare con apposita paratoia ad apertura manuale.
All’interno dell’area lagunare ci sarà un impianto di cattura delle specie ittiche situato nell’ansa a nord dell’area realizzata da una barriera di pannelli in pvc appoggiati su pilastrini in cls tondi di diametro pari a 30 cm ancorati al fondo con fondazione continua in cls.
Lungo tutto il corso del fiume saranno situati dei pontili per la pesca sportiva, e delle capanne di osservazione fatte artigianalmente con legno e canneti, per chi volesse osservare l’habitat inosservato.
In definitiva l’intervento del progetto consiste nella realizzazione di una serie di opere necessarie principalmente alla regolazione delle acque dolci e salate nelle anse del fiume Pramaera.
La società promotrice dell’ intervento, ben consapevole degli effetti prodotti da una razionalizzazione troppo spietata delle attività produttive, non intende però trasformare l’area in una vasca di allevamento, bensì modernizzare l’apparato produttivo in stretta correlazione con l’equilibrio ecologico - ambientale della zona.
La società ha anche presentato un progetto per la realizzazione di un chiosco che darà la possibilità ai tanti turisti e non di poter degustare prodotti tipici (Muggini e Anguille cucinate allo spiedo).

Cronaca di una giornata d’estate (Anno 2001)

Da tempo l’attuale concessionario del fiume sollecitava il comune per il malfunzionamento del depuratore; il quale scaricando le fogne del paese tramite un canale all’interno del fiume rischiava l’asfissia del pescato. L’unico modo che aveva per difendere il fiume era il ricambio idrico tramite la bocca a mare che veniva effettuata giornalmente dallo stesso concessionario. Ma l’estate era sopraggiunta e se un depuratore costruito per un piccolo paese di 2000 abitanti deve sovraccaricarsi l’impegno di depurarla anche per le restanti 10 000 che vi soggiornano nel periodo estivo il problema c’è e rimane.
Sì perché dovete sapere che Lotzorai nonostante sia un piccolo paese è situato in una posizione geografica molto favorevole per il turismo; posto vicino al mare con una spiaggia lunga ben 5 Km, 5 campeggi sparsi per la costa (un tempo dotati di un loro piccolo depuratore), e in più gli alberghi e le varie case affittate diventa una cittadina da non sottovalutare. Ed il problema è proprio quì: nei mesi invernali si fa tanto per il turista che verrà ma caso strano ci si dimentica proprio del “bisogno” principale… un depuratore che funzioni.
Erano da poco sopraggiunte le 2 del pomeriggio del 4 agosto del 2001, un pomeriggio come tanti, molto afoso e apparentemente tranquillo.
In spiaggia poche persone, le più coraggiose che volevano sfidare le alte temperature di quelle ore. Il sig. Deiana Adriano, concessionario del fiume, come da routine si apprestò a compiere una mansione che ormai faceva quasi ad occhi chiusi… l’apertura della foce del fiume con la sua inseparabile pala. L’ora era propizia, infatti aspettava sempre che arrivasse la bassa marea in cui l’acqua del fiume si trovava ad un livello più alto rispetto al mare, in modo che le acque dolci affluissero con maggiore rapidità.
Ogni tanto si avvicinava qualche turista a curiosare e fare qualche domanda, ma tutto pareva si svolgesse in tranquillità.
Una volta aperta la foce, ed essersi assicurato del normale andamento dell’acqua, il pescatore si incamminò a guadagnarsi un meritato riposo. E fu allora che dei ragazzini cominciarono ad avvicinarsi alla foce con l’intento non di giocare fra di loro bensì di chiudere il canale (aperto faticosamente) con le mani, con i piedi, con qualsiasi cosa avessero in quel momento a disposizione. In quel momento il pescatore si girò e pensando inizialmente solo alla bravata di qualche ragazzino, lì intimò di smetterla e di allontanarsi; ma la loro risposta non fu per niente incoraggiante. Fecero finta di andarsene per poi tornare più sfacciati che mai ma soprattutto raddoppiati, anzi triplicati. Nel giro di un’ora c’era il caos più completo , grandi e piccini che cercavano di ostacolare il deflusso del fiume sul mare accusando il mal capitato di inquinare quest’ultimo non pensando che tra loro lui era l’unico ad avere tutte le carte in regola per fare ciò di cui lo accusavano. A nulla servì l’intervento delle forze dell’ordine che giustamente non potevano farci più di tanto.
Fu un attimo …. in cui si voltò e vedendo tanta gente mai vista prima contro di lui si fermò un istante e pensò…”Se la ragione è dalla mia perché in questo momento sono solo io a pensarlo?”. Si avvicinò ad un turista (forse il più saggio fra loro in quel momento) e invitandolo ad avvicinarsi al suo casotto situato a fianco al fiume stesso, gli mostrò tutte le autorizzazioni per fare ciò che stava facendo e spiegandogli che se si dovevano lamentare con qualcuno costui non doveva essere lui bensì il primo cittadino del paese e cioè il sindaco che forse non si rendeva ancora conto che il problema del depuratore doveva essere in cima alle cose da sistemare.
Poco dopo, arrivò il sindaco (contrariato principalmente per le ferie rovinate), e i turisti moltiplicati improvvisamente e capite le ragioni del pescatore assalirono il 1° cittadino infierendo contro di lui e tutta l’amministrazione comunale, dando il loro appoggio al sig. Deiana e se fosse stato necessario promettendogli il loro aiuto affinchè le cose per l’anno successivo fossero migliorate.
Dal sig. sindaco...solo promesse.
A distanza di mesi il problema non è stato risolto. Stà tornando la stagione estiva, ma Lotzorai (se non si farà presto qualcosa) rischierà di diventare per il turista un luogo solo di “passaggio”….
S.P.
Lettera aperta al Sig. Sindaco del comune di Lotzorai

Sig. Sindaco, chi gli scrive è un suo elettore, mi trovo per la prima volta costretto mio malgrado a scrivergli una lettera (...e spero l’ultima) per avere dei seri chiarimenti riguardo l’offesa che mi è stata fatta da lei l’altra sera accusandomi di sporcare il “nostro” mare, le spiagge e il fiume, luoghi in cui sono nato e vissuto da 38 anni e che amo più di me stesso, dove da anni dedico il mio tempo libero (e non solo) alla pulizia delle sponde del fiume e del tratto di spiaggia che lo circonda.
Credo e spero che quanto abbia detto non siano parole dettate con la sua testa ma bensì pensieri di qualcuno di cui lei si fida ciecamente che ha raccolto non sapendo del grave errore che stava commettendo; perché se oggi il nostro Paese si ritrova in una situazione non tanto felice, non bisogna dare la colpa con chi cerca di migliorarlo, ma all’invidia, alla cattiveria e alla falsità di alcune persone che ci hanno amministrato negli anni passati.
Quando 6 anni fa cominciai a pulire le sponde del fiume, mi trovai di fronte una discarica abusiva (al lato alcune foto); ho ripulito questo posto a spese mie (al contrario di quanto qualcuno abbia detto che era il comune che ci stava pensando); ogni 20 giorni passo con il decespugliatore lungo tutta la costa ed ogni volta sono 50 000 lire di benzina che non mi rimborsa nessuno (e di cui non è mai stata mia intenzione chiedere nulla). Ho costruito dei tavoli in legno con degli appositi sgabelli per rendere il posto più accogliente, e quando qualcuno butta per terra una cicca di sigaretta, una bottiglia vuota e della carta sono io che passo con un sacchetto della spazzatura per raccoglierlo e buttarlo al primo cassonetto che trovo nel paese e questo perché il comune non si è scomodato neanche a mettere qualche cestino qua e là.
E di tutto questo la mia unica soddisfazione è stata quando la scorsa estate, un gruppo di ragazzini di circa 10 anni dopo essersi fermati a mangiare lungo la sponda del fiume, prima di andar via hanno raccolto tutta la loro spazzatura in un sacchetto portandosela con se. Con quel piccolo e semplice gesto mi hanno fatto capire che qualcuno aveva apprezzato il mio duro lavoro. Penso sinceramente che anche lei dovrebbe prendere esempio da quei ragazzini.
La invito tra l’altro a non ascoltare le persone false e invidiose, ricordandole che la scorsa estate quando il Sindaco di Baunei le ha telefonato dicendogli che dal fiume usciva dell’acqua sporca che inquinava anche le loro spiagge, lei con il vice sindaco siete andati alla foce per accertarvi che non era vero perché quest’ultima era chiusa. Ed è questo che gli chiedo di fare, di accertarsi di persona come stanno realmente le cose.
Se qualcuno le dice che l’acqua del depuratore (non funzionante) non può uccidere tutto ciò che si trova nel fiume, se ha un po’ di giudizio non le dia ascolto ma faccia come ho fatto io, faccia analizzare l’acqua. E se qualcuno insiste dicendo che non è possibile che dal depuratore possano uscire ‘preservativi’ e ‘pannolini’ vada ad accertarsene lei stesso, e se questo qualcuno continua a dire in giro e al bar che il mio progetto non potrà mai essere accettato perché ricade in zona posta a vincolo, le dica che c’è una legge che dice che dopo 5 anni fa decadere il vincolo, e le dica anche che se si vuole rendere utile per il paese che non lo faccia attraverso le ‘critiche da bar’.
Il mio tempo libero lo trascorro dedicandomi alla pulizia del fiume, costui può passarlo in tante altre cose utili.
Come tutti sanno tenendo la foce chiusa si è usato il fiume come una grossa vasca per decantare l’acqua del depuratore (non funzionante), correndo un grosso rischio per turisti e residenti. Il sottoscritto tutti i giorni si preoccupava di allontanare i tanti bambini che incuranti del pericolo si avvicinavano al fiume per giocare, inconsapevoli che sarebbe bastata una lieve ferita perché venissero a contatto con quell’acqua infetta diventando molto pericoloso. E vi chiedo perché correre questi rischi quando sarebbe stato più semplice mettere nella zona il ‘Divieto di Balneazione’ considerando che molti virus si possono contagiare anche per via aerea?
Non conoscendola più di tanto il sottoscritto non si permette di giudicare la sua persona e tutto ciò che le chiedo è il rispetto reciproco, al contrario di come si è comportato lei l’altra sera.
Concludo nel chiederle spiegazioni alle sue accuse quando le ho chiesto se quest’anno mi si dava il diritto (di tutti) di poter lavorare, un diritto che l’anno scorso mi è stato negato.
Deiana Adriano

Nonostante le continue sollecitazioni da parte della Società l’ inquinamento, all’ interno del fiume è ancora in atto (2001). Il concessionario si è vistosi costretto a rivolgersi ad un avvocato:

(Estate 2002): Sviluppi del Rio Pramaera

La Soc. San Salvatore vistasi costretta ad andare per via legali, è oggi in attesa di un processo che sicuramente avrà bisogno del suo tempo per trovare la giusta conclusione.
Dopo aver costatato la mancanza integrità morale dell’ amministrazione comunale, che ha fatto di tutto per scansare l’ipotesi dell’apertura della foce con l’aiuto della forza politica (la stessa Regione che per anni gli rilasciava senza difficoltà le autorizzazioni necessarie ne minacciava la revoca), e dopo le promesse gridate a gran voce con il semplice scopo di sedare gli animi offesi, la società a questo punto ha preteso di farsi mettere nero su bianco il divieto per aprire la foce, e in qualora ci fosse stata una moria di pesci come l’anno precedente, gli avrebbe ritenuti i diretti responsabili.
E fu a questo punto che la Regione chiamò l’attenzione di un esperto in materia: e il 26 Luglio 2002 un sopraluogo di un professore dell’Università di Sassari ha costatato la cattiva salute del Rio Pramaera a causa dei continui scarichi fognari da parte del comune e della chiusura forzata della foce del Pramaera, e l’urgenza della sua apertura. Definendo inconcepibile far morire così un habitat pieno di vita come un fiume.
(Autunno 2002) Accordi con il Comune

Di questa relazione una copia è andata in comune per far conoscere la reale condizione in cui è stato costretto a vivere in questi anni il Rio Pramaera. E finalmente allarmati da tanta gravità, e resisi conto dell’enorme errore da loro compiuto si videro costretti a convocare il presidente della Societa San Salvatore per trovare con lui un accordo: vista l’ urgenza, nonostante in piena stagione estiva, di aprire lo sbocco a mare giornalmente, hanno offerto al presidente della suddetta società l’opportunità di impegnarsi lui stesso ad aprirla tutti i giorni al tramonto e di richiuderla al sorgere del sole con l’aiuto, a sua scelta (qualora ne avesse avuto bisogno) di un mezzo meccanico; di sbarrare il fiume prima del suo sbocco con una rete in modo da non far fuoriuscire le alghe contaminate in mare dove ogni giorno si riversavano i tanti bagnanti; e di ripulire le reti dalle inevitabili alghe, il tutto per una cifra pari a euro 3800, con il quale doveva provvedere a pagare l’utilizzo del mezzo meccanico giornaliero e l’acquisto di apposite reti per lo sbarramento, e il tutto per un mese esatto.
Per quanto è stato possibile per tutto il mese di Agosto si è potuto avere un ricambio abbastanza costante fiume-mare, anche se molte sere a causa delle ormai conosciute bizze delle maree l’apertura durava troppo .
Oggi a inizio di Ottobre, a stagione estiva conclusa il concessionario del fiume può finalmente aprire la foce durante gli orari di bassa marea, e per quanto riguarda il depuratore …?
Come si presenterà la prossima stagione estiva?
Finalmente a fine Agosto, a stagione ormai compromessa per la pesca della Società San Salvatore, l’amministrazione comunale ha provveduto ad aggiustare il depuratore, ma essendo quest’ ultimo di 2° livello, le acque che vi fuoriescono saranno sempre ricchissime di azoto, fosforo ed altre sostanze che facilitano la crescita di molte alghe presenti nel fiume, e quindi si dovrà sperare in annate più piovose per poter avere un maggior ricambio idrico.
La soluzione migliore sarà quando ci sarà un collettore fognario che avrà il compito di convogliare i reflui direttamente al depuratore del Consorzio Industriale, eliminando così il canale a cielo aperto che confluisce con il Pramaera.







L' INQUINAMENTO

L’inquinamento è un complesso di effetti nocivi che si ripercuotono sulla biosfera e sull’uomo, dipendenti dall’azione di fattori di alterazione degli equilibri esistenti, liberati per lo più come sottoprodotti dell’attività umana nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Esistono vari tipi di inquinamento, ma i più importanti possiamo dire che sono l’ inquinamento del mare (di cui abbiamo accennato precedentemente), l’ inquinamento industriale dell’ acqua, o inquinamento idrico, provocato da scarichi industriali, agricoli e urbani, l’ inquinamento batterico e l’ inquinamento del suolo per l’accumulo di rifiuti solidi e liquidi prodotti da attività industriali e domestiche e dall’ uso non di rado scorretto, in agricoltura, di fertilizzanti, anticrittogamici ecc.
Uno degli inquinamenti meno evidenti ma ancora più difficile da arginare è l’ inquinamento termico, che può produrre effetti di rilevante entità (nel caso del raffreddamento di una centrale mediante le acque di un fiume, per es., si possono determinare significativi mutamenti nell’ habitat fluviale e nella composizione della fauna ittica).

Inquinamento industriale dell’acqua
Tutte le sostanze che alterano la composizione originaria dell’acqua causano inquinamento. Alcune sostanze provengono dal suolo, per erosione, o dall’ atmosfera, attraverso le precipitazioni, e sono del tutto naturali, mentre l’inquinamento vero e proprio è spesso causato dalle attività dell’uomo e da un errato modo di sfruttare la terra.
I principali responsabili dell’inquinamento dell’ acqua sono gli agglomerati urbani, le industrie e lo sfruttamento agricolo e forestale.
La maggior parte delle sostanze inquinanti viene scaricata direttamente nell’acqua, la parte restante ccircola nell’ atmosfera prima di ricadere sul terreno attraverso le precipitazioni.
L’uso sconsiderato di fertilizzanti chimici, che contengono azoto, fosforo e potassio, è uno dei maggiori fattori d’inquinamento, cui si devono aggiungere gli insetticidi e i diserbanti. Tutto ciò che il suolo non riesce ad assorbire circola nell’acqua.
Le sostanze tossiche scaricate dall’industria e i pesticidi utilizzati in agricoltura contaminano l’acqua sotterranea. Quando l’acqua contiene una quantità troppo elevata di residui di fertilizzanti (azoto, fosforo, potassio), si verifica una proliferazione delle alghe e della vegetazione acquatica con conseguente deprivazione di ossigeno.
Questo fatto comporta il rapido moltiplicarsi dei batteri anaerobici, che non necessitano di ossigeno. Essi depongono la materia organica liberando sostanze tossiche. Questo processo, chiamato eutrofizzazione, è osservabile nei corsi d’acqua, negli stagni, nei laghi e perfino nel mare, che si ricoprono in superficie di un denso strato di alghe, mentre in profondità ogni forma di vita scompare.
Alcune sostanze chimiche tossiche scaricate nell’acqua si fissano facilmente concentrandosi nei tessuti animali.
Per evitare l’inquinamento dell’acqua è necessario: 1) limitare, anche nei giardini, l’uso di fertilizzanti, pesticidi e insetticidi; 2) verificare se tutte le industrie depurano le acque di scarico; 3) obbligare le città a trattare le acque di scarico prima di immetterle nei fiumi; 4) evitare di usare prodotti contenenti fosfati; i saponi a base di grassi di origine vegetale sono molto meno inquinanti; 5) verificare regolarmente la qualità dell’acqua del rubinetto.

Inquinamento batterico

La vita degli organismi viventi superiori è continuamente minacciata dai batteri, organismi inferiori che li attaccano con diversa virulenza e pericolosità. I batteri sono largamente diffusi nell’ ambiente, quindi anche nelle acque. L’acqua è considerata inquinata dal punto di vista batteriologico quando in essa sono presenti microrganismi in quantità tali da costituire un rischio per la salute.
L’inquinamento batterico, assieme a quello del suolo, al quale può essere associato, ha importanti conseguenze sulla salute dell’ uomo.
L’inquinamento batterico dell’ acqua è sostanzialmente dovuto ai liquami di fogna o acque nere, nella cui materia organica sono presenti numerosi microrganismi e, in particolare, quelli che fanno parte della flora intestinale (coliformi, enterococchi, anaerobi ecc.).
Tra i batteri e i fattori di inquinamento chimico vi sono alcune differenze fondamentali. Mentre gli agenti chimici sono presenti nell’acqua in soluzione, i batteri sono fisicamente attaccati a corpi solidi, così che la loro concentrazione media nell’acqua non è rappresentativa della probabilità di contrarne l’ infezione. Contrariamente all’agente chimico, il batterio insediandosi nell’ organismo vi si moltiplica, e alcuni batteri proliferano anche nei cibi e nelle bevande, prolungando e aumentando il rischio di infezione.
L’integrità e la regolare manutenzione del sistema fognario sono di gran lunga il principale strumento per prevenire efficacemente le infezioni legate all’ inquinamento batterico delle acque.
I riflessi dell’inquinamento idrico sulla salute umana sono sostanzialmente rappresentati da una serie di malattie infettive; tra esse va ricordata innanzi tutto l’epatite virale, in secondo luogo le infezioni paratifiche, infine il colera, peraltro molto raro nei paesi occidentali. La presenza di queste malattie deriva dall’inquinamento di falde acquifere destinate a uso potabile.
La resistenza dei batteri nell’acqua dipende da diversi fattori; tra questi, la temperatura è il più determinante: il batterio decade più rapidamente all’aumentare della temperatura e dei raggi ultravioletti.
La depurazione dell’acqua che viene ingerita e che viene impiegata in tutti gli usi domestici è una delle condizioni principali per la buona salute dell’uomo e degli animali, ma per tenere sotto controllo l’inquina-mento dell’acqua sono necessari anche un buon drenaggio nelle aree occupate da discariche, l’eliminazione delle fogne a cielo aperto e un efficiente sistema fognario.

LE ALGHE

Le alghe di cui si è tanto parlato sono comparse nei tempi più remoti e le più primitive furono, assieme ai batteri, tra i primi esseri viventi che popolarono il nostro pianeta; in seguito si svilupparono con esuberante vitalità, dando origine a molti tipi diversi.
Immerse nell’acqua, che costituisce l’ambiente vitale per la grande maggioranza delle specie, le alghe traggono da essa il loro sostentamento. Tutte, salvo poche eccezioni, sono provviste di clorofilla, come le piante superiori, e possono quindi nutrirsi a spese delle sostanze minerali disciolte nell’acqua, utilizzando la luce solare come fonte di energia. Esse hanno distribuito la clorofilla in tutte le loro cellule esterne esposte alla luce e prendono l’anidride carbonica direttamente dall’acqua, ove essa si trova disciolta.
La principale limitazione alla diffusione delle alghe deriva, però, proprio dalla funzione clorofilliana, per la quale è assolutamente necessaria la luce. Poiché vivono nell’acqua, che assorbe le radiazioni luminose, le alghe si diffondono solo entro determinati limiti di profondità nei mari e nei grandi laghi, cioè sino a dove arrivano le radiazioni luminose; a profondità maggiori la loro vita è impossibile.
Pur avendo ricevuto da madre natura il dono della clorofilla, le alghe non sono tutte verdi, perché posseggono anche diversi altri pigmenti caratteristici che mascherano la clorofilla. Questi pigmenti fanno parte delle caratteristiche specifiche dei vari tipi di alghe e servono perciò alla loro classificazione. Si distinguono, infatti, diversi grandi gruppi, tra cui i principali sono le alghe azzurre, le rosse, le gialle, le verdi e le brune.
La loro distribuzione dipende dall’ adattamento delle alghe stesse alle diverse condizioni ambientali, alle varie profondità e, soprattutto, alla variazione della luce, della temperatura dell’acqua e della sua salinità.
Nel Rio Pramaera la più alta concentrazione di alghe è denominata ‘microalga planctonica’.
Nella parte più alta del fondale costiero, che durante le basse maree viene in parte scoperto, predominano le “alghe verdi”, dette “Cloroficee” (dal greco cloros=verde e fucos=alga). E’ la zona più intensamente illuminata. Esse presentano nel loro tipo di clorofilla e nel meccanismo della funzione clorofilliana, strette somiglianze con le piante terrestri; esse vegetano in gran numero nelle acque dolci, formando ammassi galleggianti sugli stagni. Più del 90 % delle loro specie (6500 in tutto) vivono nei laghi, nelle pozze, nei torrenti. Molte si sono adattate a vivere anche fuori dell’ acqua in condizioni specialissime.
Se nella maggior parte dei casi le alghe fanno parte della indispensabile catena alimentare di tante specie di pesci, se alimentate troppo possono ostruire il passaggio della luce nei vari specchi d’ acqua e consumare così tutto l’ossigeno presente.
La proliferazione delle alghe indotta da fenomeni di eutrofizzazione colturale delle acque (eccezionale arricchimento in sostanze nutritive) provocati da cause umane rappresenta oggi una tra le più preoccupanti emergenze ambientali. Essa determina l’abbassamento del tasso di O2 nell’acqua, rendendo questa inospitale per molte specie (morie di pesci).

Conseguenze del mal funzionamento del depuratore

Una conseguenza del mal funzionamento del depuratore fognario del paese (di cui abbiamo accennato più volte) la si può notare anche solo affacciandosi al fiume….

Una distesa di alghe, alimentate da sostanze provenienti dalle acque del depuratore tramite un canale a cielo aperto, ricopre gran parte del fiume con conseguenze non certo positive.
Le alghe assorbendo parte dell’ossigeno presente in acqua né privano i pesci con un’inevitabile asfissia. In seguito quando le alghe cessano di vivere salendo in superficie vengono trascinate dalle correnti verso la foce, per poi arrivare in mare con inevitabile disappunto dei tanti bagnanti che occupano la spiaggia.
E questo è uno dei tanti motivi per cui risulta indispensabile l’apertura “quotidiana” della foce.
Un’altra conseguenza la si può scorgere sulla riva del fiume, che se un tempo potevamo notarci Tremolina viva e vivace (alimento importantissimo per i pesci che ci vivono), col depuratore mal funzionante ci sono spesso elevate morie.

UN PATRIMONIO INESTIMABILE: I FIUMI


I fiumi rendono possibile la vita di molti ecosistemi e possono essere considerati le arterie vitali della terra. Stagni, paludi,acquitrini e torbiere sono alcuni degli habitat naturali più ricchi di vita del mondo. Essi forniscono acqua e cibo, permettono di irrigare i campi coltivati e di produrre energia elettrica.
Molte zone umide sono minacciate da bonifiche e riduzione degli afflussi d’acqua, e questo a causa delle dighe, degli argini artificiali, delle canalizzazioni o altre interferenze umane e pochi fiumi sono esenti da inquinamento (Fertilizzanti e acque di scarico favoriscono la crescita abnorme delle alghe, che consumano tutto l’ossigeno disciolto e uccidono ogni forma di vita acquatica).
I fiumi drenano il terreno raccogliendo gli eccessi d’acqua piovana e così facendo modellano il paesaggio naturale. Inizialmente i fiumi sono rapidi torrenti che erodono le montagne e le colline trasportando verso il mare fango, Sali minerali ed elementi chimici importanti. A valle rallentano il loro corso; in pianura scorrono placidi tra anse e meandri dando vita a laghi e paludi e al momento di sfociare in mare spesso si ramificano formando un fertile delta.
Grazie a questo ciclo continuo di erosione e deposizione di detriti, i fiumi hanno modellato i paesaggi nel corso di milioni di anni. La maggior parte dei fiumi forma una grande rete fluviale con centinaia di piccoli corsi d’acqua collegati.


Lembi di natura: Anche frammenti isolati di una palude o di una torbiera possono ospitare una quantità insospettabile di animali e piante quasi scomparsi altrove. I canneti rappresentano uno degli habitat più tipici delle zone umide. In mezzo a essi trovano rifugio e nidificano innumerevoli specie di uccelli come il Tarabuso che dotato di una colorazione molto mimetica, è uno degli uccelli delle zone umide più difficile da osservare.

Distruzione deliberata: Vitali per molte forme di vita, le zone umide sono spesso sostituite dai campi.
Quando una pianta acquatica muore l’ambiente umido ne impedisce la completa decomposizione e i suoi resti si trasformano in torba. Negli anni la torba si accumula, formando strati di composti nutrienti che si trasformano in un terreno molto fertile, ricercato dagli agricoltori. In realtà le zone umide sono utili. Le loro acque, abitate da organismi che fanno da filtri biologici, trasformando i rifiuti organici in fertilizzanti, mentre le piante acquatiche possono filtrare ed eliminare grandi quantità di piombo, cadmio, nickel e zinco.
Il futuro di queste zone è legato al riconoscimento della loro funzione di rifugi per la fauna selvatica.


Uno Squilibrio dannoso: La rapida crescita della popolazione umana ha comportato un aumento dello sfruttamento dei fiumi. I batteri presenti nei corsi d’acqua sono in grado di purificare le acque ma l’incremento eccessivo del tasso di inquinamento causato dall’industria, dall’agricoltura e dagli scarichi cittadini ha bloccato questo naturale processo. Nei fiumi si riduce la quantità di ossigeno e i pesci e gli altri animali soffocano o vengono avvelenati, mentre le comunità umane che attingono acqua potabile dal basso corso di un fiume rischiano gravi malattie. E dall’inquinamento dei fiumi consegue quello dei mari e dei bacini lacustri.

Le acque che normalmente sarebbero state contenute nelle zone umide finiscono velocemente nei fiumi, provocando improvvise e distruttive ondate di piena.

Oggi si compiono grandi sforzi per riparare ai danni commessi durante molti decenni e rendere le acque dei fiumi una fonte di vita per la flora, la fauna e l’uomo stesso. In molti paesi industrializzati i progressi tecnologici applicati nelle aziende al trattamento delle acque sporche hanno ridotto il tasso di inquinamento dei fiumi: oggi i pesci ritornano nei corsi d’acqua che avevano abbandonato.