RIO PRAMAERA

RIO PRAMAERA

giovedì 17 giugno 2010

L' INQUINAMENTO

L’inquinamento è un complesso di effetti nocivi che si ripercuotono sulla biosfera e sull’uomo, dipendenti dall’azione di fattori di alterazione degli equilibri esistenti, liberati per lo più come sottoprodotti dell’attività umana nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Esistono vari tipi di inquinamento, ma i più importanti possiamo dire che sono l’ inquinamento del mare (di cui abbiamo accennato precedentemente), l’ inquinamento industriale dell’ acqua, o inquinamento idrico, provocato da scarichi industriali, agricoli e urbani, l’ inquinamento batterico e l’ inquinamento del suolo per l’accumulo di rifiuti solidi e liquidi prodotti da attività industriali e domestiche e dall’ uso non di rado scorretto, in agricoltura, di fertilizzanti, anticrittogamici ecc.
Uno degli inquinamenti meno evidenti ma ancora più difficile da arginare è l’ inquinamento termico, che può produrre effetti di rilevante entità (nel caso del raffreddamento di una centrale mediante le acque di un fiume, per es., si possono determinare significativi mutamenti nell’ habitat fluviale e nella composizione della fauna ittica).

Inquinamento industriale dell’acqua
Tutte le sostanze che alterano la composizione originaria dell’acqua causano inquinamento. Alcune sostanze provengono dal suolo, per erosione, o dall’ atmosfera, attraverso le precipitazioni, e sono del tutto naturali, mentre l’inquinamento vero e proprio è spesso causato dalle attività dell’uomo e da un errato modo di sfruttare la terra.
I principali responsabili dell’inquinamento dell’ acqua sono gli agglomerati urbani, le industrie e lo sfruttamento agricolo e forestale.
La maggior parte delle sostanze inquinanti viene scaricata direttamente nell’acqua, la parte restante ccircola nell’ atmosfera prima di ricadere sul terreno attraverso le precipitazioni.
L’uso sconsiderato di fertilizzanti chimici, che contengono azoto, fosforo e potassio, è uno dei maggiori fattori d’inquinamento, cui si devono aggiungere gli insetticidi e i diserbanti. Tutto ciò che il suolo non riesce ad assorbire circola nell’acqua.
Le sostanze tossiche scaricate dall’industria e i pesticidi utilizzati in agricoltura contaminano l’acqua sotterranea. Quando l’acqua contiene una quantità troppo elevata di residui di fertilizzanti (azoto, fosforo, potassio), si verifica una proliferazione delle alghe e della vegetazione acquatica con conseguente deprivazione di ossigeno.
Questo fatto comporta il rapido moltiplicarsi dei batteri anaerobici, che non necessitano di ossigeno. Essi depongono la materia organica liberando sostanze tossiche. Questo processo, chiamato eutrofizzazione, è osservabile nei corsi d’acqua, negli stagni, nei laghi e perfino nel mare, che si ricoprono in superficie di un denso strato di alghe, mentre in profondità ogni forma di vita scompare.
Alcune sostanze chimiche tossiche scaricate nell’acqua si fissano facilmente concentrandosi nei tessuti animali.
Per evitare l’inquinamento dell’acqua è necessario: 1) limitare, anche nei giardini, l’uso di fertilizzanti, pesticidi e insetticidi; 2) verificare se tutte le industrie depurano le acque di scarico; 3) obbligare le città a trattare le acque di scarico prima di immetterle nei fiumi; 4) evitare di usare prodotti contenenti fosfati; i saponi a base di grassi di origine vegetale sono molto meno inquinanti; 5) verificare regolarmente la qualità dell’acqua del rubinetto.

Inquinamento batterico

La vita degli organismi viventi superiori è continuamente minacciata dai batteri, organismi inferiori che li attaccano con diversa virulenza e pericolosità. I batteri sono largamente diffusi nell’ ambiente, quindi anche nelle acque. L’acqua è considerata inquinata dal punto di vista batteriologico quando in essa sono presenti microrganismi in quantità tali da costituire un rischio per la salute.
L’inquinamento batterico, assieme a quello del suolo, al quale può essere associato, ha importanti conseguenze sulla salute dell’ uomo.
L’inquinamento batterico dell’ acqua è sostanzialmente dovuto ai liquami di fogna o acque nere, nella cui materia organica sono presenti numerosi microrganismi e, in particolare, quelli che fanno parte della flora intestinale (coliformi, enterococchi, anaerobi ecc.).
Tra i batteri e i fattori di inquinamento chimico vi sono alcune differenze fondamentali. Mentre gli agenti chimici sono presenti nell’acqua in soluzione, i batteri sono fisicamente attaccati a corpi solidi, così che la loro concentrazione media nell’acqua non è rappresentativa della probabilità di contrarne l’ infezione. Contrariamente all’agente chimico, il batterio insediandosi nell’ organismo vi si moltiplica, e alcuni batteri proliferano anche nei cibi e nelle bevande, prolungando e aumentando il rischio di infezione.
L’integrità e la regolare manutenzione del sistema fognario sono di gran lunga il principale strumento per prevenire efficacemente le infezioni legate all’ inquinamento batterico delle acque.
I riflessi dell’inquinamento idrico sulla salute umana sono sostanzialmente rappresentati da una serie di malattie infettive; tra esse va ricordata innanzi tutto l’epatite virale, in secondo luogo le infezioni paratifiche, infine il colera, peraltro molto raro nei paesi occidentali. La presenza di queste malattie deriva dall’inquinamento di falde acquifere destinate a uso potabile.
La resistenza dei batteri nell’acqua dipende da diversi fattori; tra questi, la temperatura è il più determinante: il batterio decade più rapidamente all’aumentare della temperatura e dei raggi ultravioletti.
La depurazione dell’acqua che viene ingerita e che viene impiegata in tutti gli usi domestici è una delle condizioni principali per la buona salute dell’uomo e degli animali, ma per tenere sotto controllo l’inquina-mento dell’acqua sono necessari anche un buon drenaggio nelle aree occupate da discariche, l’eliminazione delle fogne a cielo aperto e un efficiente sistema fognario.

LE ALGHE

Le alghe di cui si è tanto parlato sono comparse nei tempi più remoti e le più primitive furono, assieme ai batteri, tra i primi esseri viventi che popolarono il nostro pianeta; in seguito si svilupparono con esuberante vitalità, dando origine a molti tipi diversi.
Immerse nell’acqua, che costituisce l’ambiente vitale per la grande maggioranza delle specie, le alghe traggono da essa il loro sostentamento. Tutte, salvo poche eccezioni, sono provviste di clorofilla, come le piante superiori, e possono quindi nutrirsi a spese delle sostanze minerali disciolte nell’acqua, utilizzando la luce solare come fonte di energia. Esse hanno distribuito la clorofilla in tutte le loro cellule esterne esposte alla luce e prendono l’anidride carbonica direttamente dall’acqua, ove essa si trova disciolta.
La principale limitazione alla diffusione delle alghe deriva, però, proprio dalla funzione clorofilliana, per la quale è assolutamente necessaria la luce. Poiché vivono nell’acqua, che assorbe le radiazioni luminose, le alghe si diffondono solo entro determinati limiti di profondità nei mari e nei grandi laghi, cioè sino a dove arrivano le radiazioni luminose; a profondità maggiori la loro vita è impossibile.
Pur avendo ricevuto da madre natura il dono della clorofilla, le alghe non sono tutte verdi, perché posseggono anche diversi altri pigmenti caratteristici che mascherano la clorofilla. Questi pigmenti fanno parte delle caratteristiche specifiche dei vari tipi di alghe e servono perciò alla loro classificazione. Si distinguono, infatti, diversi grandi gruppi, tra cui i principali sono le alghe azzurre, le rosse, le gialle, le verdi e le brune.
La loro distribuzione dipende dall’ adattamento delle alghe stesse alle diverse condizioni ambientali, alle varie profondità e, soprattutto, alla variazione della luce, della temperatura dell’acqua e della sua salinità.
Nel Rio Pramaera la più alta concentrazione di alghe è denominata ‘microalga planctonica’.
Nella parte più alta del fondale costiero, che durante le basse maree viene in parte scoperto, predominano le “alghe verdi”, dette “Cloroficee” (dal greco cloros=verde e fucos=alga). E’ la zona più intensamente illuminata. Esse presentano nel loro tipo di clorofilla e nel meccanismo della funzione clorofilliana, strette somiglianze con le piante terrestri; esse vegetano in gran numero nelle acque dolci, formando ammassi galleggianti sugli stagni. Più del 90 % delle loro specie (6500 in tutto) vivono nei laghi, nelle pozze, nei torrenti. Molte si sono adattate a vivere anche fuori dell’ acqua in condizioni specialissime.
Se nella maggior parte dei casi le alghe fanno parte della indispensabile catena alimentare di tante specie di pesci, se alimentate troppo possono ostruire il passaggio della luce nei vari specchi d’ acqua e consumare così tutto l’ossigeno presente.
La proliferazione delle alghe indotta da fenomeni di eutrofizzazione colturale delle acque (eccezionale arricchimento in sostanze nutritive) provocati da cause umane rappresenta oggi una tra le più preoccupanti emergenze ambientali. Essa determina l’abbassamento del tasso di O2 nell’acqua, rendendo questa inospitale per molte specie (morie di pesci).

Conseguenze del mal funzionamento del depuratore

Una conseguenza del mal funzionamento del depuratore fognario del paese (di cui abbiamo accennato più volte) la si può notare anche solo affacciandosi al fiume….

Una distesa di alghe, alimentate da sostanze provenienti dalle acque del depuratore tramite un canale a cielo aperto, ricopre gran parte del fiume con conseguenze non certo positive.
Le alghe assorbendo parte dell’ossigeno presente in acqua né privano i pesci con un’inevitabile asfissia. In seguito quando le alghe cessano di vivere salendo in superficie vengono trascinate dalle correnti verso la foce, per poi arrivare in mare con inevitabile disappunto dei tanti bagnanti che occupano la spiaggia.
E questo è uno dei tanti motivi per cui risulta indispensabile l’apertura “quotidiana” della foce.
Un’altra conseguenza la si può scorgere sulla riva del fiume, che se un tempo potevamo notarci Tremolina viva e vivace (alimento importantissimo per i pesci che ci vivono), col depuratore mal funzionante ci sono spesso elevate morie.

UN PATRIMONIO INESTIMABILE: I FIUMI


I fiumi rendono possibile la vita di molti ecosistemi e possono essere considerati le arterie vitali della terra. Stagni, paludi,acquitrini e torbiere sono alcuni degli habitat naturali più ricchi di vita del mondo. Essi forniscono acqua e cibo, permettono di irrigare i campi coltivati e di produrre energia elettrica.
Molte zone umide sono minacciate da bonifiche e riduzione degli afflussi d’acqua, e questo a causa delle dighe, degli argini artificiali, delle canalizzazioni o altre interferenze umane e pochi fiumi sono esenti da inquinamento (Fertilizzanti e acque di scarico favoriscono la crescita abnorme delle alghe, che consumano tutto l’ossigeno disciolto e uccidono ogni forma di vita acquatica).
I fiumi drenano il terreno raccogliendo gli eccessi d’acqua piovana e così facendo modellano il paesaggio naturale. Inizialmente i fiumi sono rapidi torrenti che erodono le montagne e le colline trasportando verso il mare fango, Sali minerali ed elementi chimici importanti. A valle rallentano il loro corso; in pianura scorrono placidi tra anse e meandri dando vita a laghi e paludi e al momento di sfociare in mare spesso si ramificano formando un fertile delta.
Grazie a questo ciclo continuo di erosione e deposizione di detriti, i fiumi hanno modellato i paesaggi nel corso di milioni di anni. La maggior parte dei fiumi forma una grande rete fluviale con centinaia di piccoli corsi d’acqua collegati.


Lembi di natura: Anche frammenti isolati di una palude o di una torbiera possono ospitare una quantità insospettabile di animali e piante quasi scomparsi altrove. I canneti rappresentano uno degli habitat più tipici delle zone umide. In mezzo a essi trovano rifugio e nidificano innumerevoli specie di uccelli come il Tarabuso che dotato di una colorazione molto mimetica, è uno degli uccelli delle zone umide più difficile da osservare.

Distruzione deliberata: Vitali per molte forme di vita, le zone umide sono spesso sostituite dai campi.
Quando una pianta acquatica muore l’ambiente umido ne impedisce la completa decomposizione e i suoi resti si trasformano in torba. Negli anni la torba si accumula, formando strati di composti nutrienti che si trasformano in un terreno molto fertile, ricercato dagli agricoltori. In realtà le zone umide sono utili. Le loro acque, abitate da organismi che fanno da filtri biologici, trasformando i rifiuti organici in fertilizzanti, mentre le piante acquatiche possono filtrare ed eliminare grandi quantità di piombo, cadmio, nickel e zinco.
Il futuro di queste zone è legato al riconoscimento della loro funzione di rifugi per la fauna selvatica.


Uno Squilibrio dannoso: La rapida crescita della popolazione umana ha comportato un aumento dello sfruttamento dei fiumi. I batteri presenti nei corsi d’acqua sono in grado di purificare le acque ma l’incremento eccessivo del tasso di inquinamento causato dall’industria, dall’agricoltura e dagli scarichi cittadini ha bloccato questo naturale processo. Nei fiumi si riduce la quantità di ossigeno e i pesci e gli altri animali soffocano o vengono avvelenati, mentre le comunità umane che attingono acqua potabile dal basso corso di un fiume rischiano gravi malattie. E dall’inquinamento dei fiumi consegue quello dei mari e dei bacini lacustri.

Le acque che normalmente sarebbero state contenute nelle zone umide finiscono velocemente nei fiumi, provocando improvvise e distruttive ondate di piena.

Oggi si compiono grandi sforzi per riparare ai danni commessi durante molti decenni e rendere le acque dei fiumi una fonte di vita per la flora, la fauna e l’uomo stesso. In molti paesi industrializzati i progressi tecnologici applicati nelle aziende al trattamento delle acque sporche hanno ridotto il tasso di inquinamento dei fiumi: oggi i pesci ritornano nei corsi d’acqua che avevano abbandonato.

Nessun commento:

Posta un commento