RIO PRAMAERA

RIO PRAMAERA

giovedì 17 giugno 2010

La Pesca nel Rio Pramaera negli anni

LE ORIGINI DELLA PESCA


Indubbiamente l’uomo che abitava la terra, nelle remote età preistoriche, aveva la possibilità di procacciarsi il nutrimento semplicemente raccogliendo gli spontanei prodotti della natura; poi, in seguito, diresse la sua attenzione su altre prede, gli animali. Non potevano quindi passare inosservati, alla sua voglia di cibo, gli organismi acquatici, sia di acqua dolce che salata e, in principio, ovviamente, si rivolse verso quelle catture che poteva effettuare con le mani senza necessità di particolari attrezzi. Gli animali acquatici che imbandirono per primi la mensa dell’uomo dell’età antica furono quasi certamente i Crostacei ed i Molluschi; in un secondo momento, si suppone, l’uomo si indirizzo alla cattura dei pesci; si dovette dedicare a questa impresa inizialmente con l’ausilio delle sole mani, oppure con lo sbarrare in determinate zone di acque basse e ristrette le vie di sfuggita agli animali che riusciva ad intrappolare. Altro sistema, adoperato per i pesci di piccole dimensioni, poteva essere quello dell’avvelenamento delle acque bloccate da sbarramenti, od anche l’intorbidimento delle stesse che consentiva copiose catture. In seguito l’uomo cominciò ad adoperare anche le armi che gli servivano sulla terra per la caccia agli animali terrestri, ad esempio l’arco, il bastone, la lancia, le pietre acuminate ecc.; con tali mezzi egli colpiva il pesce lo rendeva incapace di sfuggire o di difendersi e lo catturava poi con le mani. Sia la cattura di pesci, in acque appositamente bloccate, che quella di altri animali marini il cui habitat era più lontano dalla riva, indussero l’uomo ad organizzarsi in collettività, non potendo da solo realizzare quelle attività che potevano, con l’aiuto di molti individui procacciargli, grandi quantità di cibo. Si giunge così alla scoperta di quegli arnesi che, come vedremo, sia pure in forma rozza consentirono all’uomo di catturare quegli animali marini di cui altrimenti, con le sole mani o armi da caccia terrestri o altri accorgimenti, non avrebbe mai potuto impadronirsene.


Bertavelli: Sono attrezzi fatti di rete fissata a cerchi di plastica costituito da camere a forma di cono l’uno dentro l’altro il cui funzionamento è simile a quello delle nasse: il tipo di apertura infatti permette al pesce di entrare, consentendolo di muoversi solo verso l’interno intrappolandolo. Quando non è in pesca può essere chiusa a fisarmonica occupando pochissimo spazio. I Bertavelli vengono usati in tutte le aree lagunari d’Italia e negli stagni costieri della Sardegna, per catturare anguille, spigole, orate e cefali.

Rete a tramaglio: La rete a tramaglio è costituita da tre teli di reti verticali dei quali la mediana è sottile ed a maglie piccole e le due esterne robuste e a maglie larghe. La funzione dei tre teli, che costituiscono uno sbarramento di fondo in quanto il tramaglio viene generalmente teso sul fondale, è duplice; infatti i pesci piccoli vengono catturati perché si ammagliano nella mediana, ed i grandi invece, incappando anch’essi nella predetta e non potendovisi ammagliare per la loro mole, spingono tale rete verso uno dei teli laterali penetrando con essa nella maglia grande, rimanendo imprigionati nella borsa o sacco che si viene a costituire pendente oltre la stessa maglia.


La Bilancia: la bilancia che prende vari nomi secondo le regioni e l’ampiezza, è costituita da un quadrato di rete di grande dimensione, montata su due pertiche ricurve che si incrociano e agganciano i quattro spigoli della stessa. Nel punto di incrocio delle pertiche è fissato un cavo che arma un paranco, sostenuta da un’asta di posta inclinatato .


Reti da posta: Tali reti sono impiegate calandole in un determinato luogo e mantenendole ferme verticalmente; in questo modo il pesce viene catturato perché nel suo moto verso la rete vi urta, rimane ammagliato e poi successivamente rinchiuso.

Nasse: Le nasse sono delle costruzioni di giunco o di altro materiale, a forma conica-cilindrica con un’apertura (a forma conica) rientrante nel corpo della stessa e restringentesi man mano. L’organismo marino che viene allettato, o tramite esca interna di vario tipo o perché in cerca di un rifugio (come il polipo) o una casa, una volta penetrato all’interno non riesce più ad uscire. Questi attrezzi vengono generalmente depositati zavorrati sul fondale adatto e sono dotati di apposito grippiale e galleggiante in superficie con relativo segnale. Il pescatore in questo modo può compiere la sua periodica visita alle trappole, prelevare le prede catturate, rimettere adescamenti vari ove necessari, e prima di filare di nuovo la trappola a mezzo della grippia effettuare le normali manutenzioni all’attrezzo.

Rete da lancio: Sono attrezzi costituite da un telo di rete, che cattura pesci muovendosi dalla superficie al fondo. Sono reti poco usate dal punto di vista professionale per il loro scarso rendimento. La pesca viene effettuata di solito in prossimità di canali o foci di fiumi dove abitualmente si concentra il pesce da catturare. La rete una volta lanciata si apre e cade sul fondo grazie a dei piccoli pesi distribuiti uniformemente sulla circonferenza. Tirando la cima di recupero la rete si chiude e si solleva a formare diverse sacche dove il pesce rimane intrappolato. Le specie catturabili sono p.azzurro, sparidi, gamberi, mugilidi e spigole che stazionano sotto costa.
LA PESCA NEL RIO PRAMAERA NEGLI ANNI

Negli anni ‘50 le attrezzature da pesca erano rare, e i pescatori dovevano inventarsela loro; ma e anche vero che in passato si pescava di più, per il semplice fatto che mari, fiumi e laghi erano molto più popolosi; le cause di questa lunga e inesorabile estinzione sono molteplici; c’è chi da la colpa alla normale evoluzione della specie, e c’è chi più consapevolmente accusa l’egoismo umano dei tanti disastri ambientali che inesorabilmente si ripercuotono contro di esso: a questo proposito circa vent’anni fa, Greenpeace (uno dei gruppi dell’ambientalismo “d’assalto” più forti del mondo) lanciò la prima campagna per la pulizia del Mare del Nord, il quale è stato soggetto per decenni allo scarico indiscriminato di residui industriali di molti tipi, oltre che adibito a discarica per ogni genere di rifiuto solido. Ma si potrebbe citare anche la sempre più sconsiderata Pesca fatta a discapito di tutte le specie grandi e piccole che stanno ormai scomparendo sulle nostre acque con il solo scopo di accaparrarsi tutto e subito senza pensare a un domani ormai sempre più incerto; o delle tante petroliere che solcando tutti i mari del mondo accidentalmente hanno riversato su di loro chilometri e chilometri di petrolio con un’inevitabile moria dell’habitat circostante.

Le più diffuse attrezzature di pesca erano le “FASCINE”: si tagliavano rami e frasche di alcuni alberi, e si legavano fra di loro con dei giunchi; dopo di che si appoggiavano sul fondo del fiume attaccate alle sponde. Il giorno successivo con molta cautela si avvicinava la fascina alla sponda e di colpo si lanciava fuori dal fiume: le anguille che cercavano rifugio e protezione tra le frasche si ritrovavano all’improvviso all’asciutto.
In altre occasioni durante i periodi di siccità, quando le circostanze lo permettevano, si deviava il fiume dal proprio letto ad un altro secondario creando una barriera artificiale sul letto del fiume, questo prosciugandosi dava la possibilità di pescare Muggini e Anguille in una piccola pozza d’acqua. Questo metodo veniva chiamato “SCANSAU” .
Un altro sistema di pesca veniva chiamato “CANNA E SULA” che comprendeva un forcone in legno con al centro una ‘sula’ (o ago del calzolaio), e quando si andava a cercare le Anguille sotto i sassi le si infilzava con questo attrezzo incastrandola prima tra le due punte. Questo attrezzo è stato poi sostituito dalla comune “FIOCINA”, la quale col tempo è stata modificata con più punte.
Un’altra pesca molto antica che in alcuni posti si usa ancora oggi è “SU PURDONI”: si prendono 2 metri di filo da cucire, si piega a metà e con un ago si infilano i Lombrichi, quando eil filo è pieno si unisce diventando un cerchio di lombrichi lo si arrotola in modo da formare un grappolo; questo legato con un filo a una canna si lascia appoggiare sul fondo del fiume, le anguille ghiotte di lombrichi si lanciano su di essi, dopo di che si può tirare fuori dall’acqua catturando anche 2 o 3 anguille per volta; nel tirarle fuori le anguille con i loro denti aguzzi anche se dovessero cercare di mollare la presa rimarrebbero comunque attaccate al filo. Portate fuori dall’acqua, a circa 1 metro dalla riva, dove in precedenza viene scavata una buca (o un ombrello posto al contrario), le si lasciano cadere al suo interno.
Un altro sistema di pesca, tra l’altro vietato era quello di prendere una “PECORA MORTA” deceduta a causa di qualche malattia (e quindi immangiabile), esportarle le interiora con una piccola fessura sulla pancia, dopo di che veniva immersa sul fondo del fiume, le Anguille che si trovavano nelle vicinanze attirate dal nuovo cibo entravano nella fessura per mangiare, senza riuscire più a trovare l’uscita. Il giorno dopo con molta attenzione si tirava fuori la pecora dove all’interno era sempre piena di anguille.
Un altro tipo di pesca, sempre vietato era “S’ALLUA” che consisteva nel cercare le radici di una pianta particolare, le quali venivano schiacciate e buttate in acqua, la sostanza che lasciavano andare queste radici era un veleno molto potente che avvelenava sia i Muggini che le Anguille, per non parlare di tutte le altre specie presenti in quel tratto di fiume , e bisognava stare attenti a non abbondarne per evitare problemi anche a chi consumava il pescato. Sempre negli anni ’50, una delle pesche più diffuse, anche a causa dell’impossibilità di comprarsi le varie attrezzature di pesca c’era il metodo vietatissimo detto “A BOMBAI” che consisteva nella preparazione di una bomba preparata da mani esperte che veniva lanciata in mezzo al branco di pesci, e bastavano pochi secondi per vedersi lo specchio d’acqua diventare completamente bianco causato dalla morte improvvisa di tutti i pesci radunati in quel punto. Il pescatore a quel punto aveva il solo compito di raccogliere tutti i pesci in pochissimo tempo prima dell’arrivo di qualche autorità.
Altri metodi di pesca possono essere “LA BILANCIA”, “Il REZZAGLIO” (RETE A LANCIO o SPARVIERO), “LE RETI A TRAMAGLIO “ e i comuni BERTAVELLI.

PESCA CON LA RETE A LANCIO

Le reti a lancio, gettate dalla riva o dalla barca, catturano il pesce cadendogli sopra e intrappolandolo in esse.
Il loro uso è limitato alle acque con
scarsa profondità, e nel Rio
Pramaera viene praticato come
hobby.
Questo tipo di rete è anche
chiamato "Sparviero".






PESCA SPORTIVA E NOLEGGIO BARCHE

Oltre alla pesca professionale il concessionario del Rio Pramaera offre ai tanti turisti di passaggio anche la possibilità di fare dei giri turistici lungo tutto il fiume, i quali hanno l’ opportunità di addentrarsi al suo interno, nella parte più nascosta, grazie ai tanti canali naturali che il concessionario è riuscito a fare negli ultimi anni. Un percorso molto suggestivo, immerso dalla vegetazione con il canneto che in vari passaggi fa quasi da tunnel, rendendo la luce del sole (soprattutto in certe ore del giorno) molto particolare. E se si è fortunati si può ammirare i tanti animali acquatici che vi abitano mentre sono nel loro nido con i loro piccoli; o scorgersi nell’acqua è intravedere muggini o anguille che vagano per la laguna indisturbati.
Poi volendo per i più appassionati, oltre che noleggiare una delle barche per fare dei giri turistici , ci si può far fare dallo stesso concessionario un permessino per poter tentare la fortuna con la canna da pesca e pescare qualche anguilla o muggine.

Il Rio Pramaera e le Maree

Si è sempre discusso del perché e del per come la foce del fiume Pramaera (come tanti fiumi del mondo) doveva aprirsi a una certa ora del giorno e in un determinato tratto dell’ ansa; ma pochi in realtà si sono soffermati sui reali motivi per cui il concessionario, costretto da particolari condizioni la apriva proprio mentre in mare si riversavano i tanti bagnanti che inferociti dall’ improvviso cambiamento di colore e di limpidità dell’acqua, scaricavano le loro ire e le loro frustrazioni con colui che credevano il solo responsabile. Non pensando che forse se l’apriva a quell’ ora non era per fare un dispetto al turista (con il quale ha sempre avuto un rapporto di lavoro e di amicizia), ma semplicemente perché il mare lo obbligava ad aprirla in quel preciso istante: e cioè quando il mare (attratto dalla luna) si ritira al centro dell’ Oceano (creando così la bassa marea), e quindi il fiume trovandosi ad un livello più alto rispetto al mare la sua discesa diverrà di conseguenza più semplice. Un fenomeno che si ripete ogni 6 ore, indipendentemente dalla volontà dell’ uomo.
Ma vediamo di spiegare meglio quanto avviene:
Oggi sappiamo che la Luna attrae l’ acqua degli Oceani e che anche il Sole esercita la sua influenza; essendo però più distante dalla terra ha meno effetto dell’ attrazione lunare. Talvolta le due forze hanno un’azione combinata, tal’altra invece operano in contrasto, alternativamente, causando così l’alta e la bassa marea.
Quindi la Marea non è altro che l’ oscillazione di livello del mare causata dall’attrazione gravitazionale combinata del sole e della luna. La deformazione periodica e regolare della massa acquea si manifesta con il ripetersi nell’ arco di 24 h 50 m (giorno lunare medio) di due innalzamenti (flusso o alta marea) e due abbassamenti (riflusso o bassa marea) del livello marino. I due flussi e i due riflussi si alternano circa ogni 6 ore generando due correnti di senso opposto (correnti di marea).

Nessun commento:

Posta un commento